Economia: ma quale ripresa?

ROMA ore 23:16:00 del 24/03/2016 - Categoria: Denunce, Economia, Lavoro, Politica - Crisi

Economia: ma quale ripresa?

Rispetto ai due anni precedenti segnati da una costante crescita, nel 2014, l’incidenza di povertà assoluta è rimasta stabile

Nel 2014 le esportazioni dall’area euro sono state pari a circa 2 mila miliardi di deuro, più di quelle provenienti dalla Cina. Tenuto conto della fiacca domanda globale, difficilmente l’Eurozona vedrà una rapida crescita delle sue esportazioni.

Le autorità politiche contano molto su una moneta più competitiva per sitmolare la crescita, ma rimarranno delusi. Con le esportazioni che fanno sempre più affidamento sulle catene commerciali globali, una moneta più debole offre un aiuto molto più timido rispetto a quanto avveniva prima della grande globalizzazione.

“Sono questi i motivi per cui l’area euro non riuscirà a risolvere i suoi problemi così presto” come qualcuno vuole fare credere.

Il 40% dei gruppi esportatori dell’Eurozona, inoltre, fa affari all’interno del blocco a 19. Risultato: solo le grandi imprese e le Multinazionali con la maggiore esposizione all’esterno dell’area della moneta unica giovano dell’indebolimento della divisa.

Per l’ex consulente economico della Commissione Europea sotto Barroso, la ripresa non è la parola giusta e il miglioramento non è il risultato delle politiche promosse dalla GerMania. Nei primi tre mesi del 2015 l’economia cresce al tasso dell’1,6% su base annuale, contro lo 0,9% dell’ultimo trimestre 2014. Ma è poca cosa in confronto a Regno Unito e Stati Uniti e se si pensa che sette anni fa, prima dello scoppio della crisi subprime, era il 2% più alto.

Tuttavia, guardando più a fondo i dati e il trend economico, i miglioramenti sono modesti e con ogni probabilità saranno temporanei. A dirlo è Philippe Legrain, senior fellow dell’Università dell’Isituto Europeo della London Scholl of Economics.

La fase di cali del greggio è ormai giunta al capolinea, con il prezzo che ha recuperato già un terzo del suo valore. L’effetto che ha avuto e sta ancora avendo sui bilanci di famiglie e imprese non deve fare gridare vittoria.

Sono un milione e 470 mila, il 5,7% delle famiglie residenti, che nel 2014 sono risultate in condizione di povertà assoluta in Italia, per un totale di 4 milioni e 102 mila individui, un milione dei quali, bambini.

Nel dettaglio, tra le persone coinvolte, 1 milione 866 mila risiedono nel Mezzogiorno, 2 milioni e 44 mila sono donne (6,6%), 1 milione 45 mila sono minori (10%), 857 mila hanno un’età compresa tra 18 e 34 anni (8,1%) e 590 mila sono anziani (4,5%).

E’ stabile al 19,1% anche l’intensità della povertà che, in termini percentuali, indica quanto la spesa mensile delle famiglie povere è mediamente al di sotto della linea di povertà, ovvero “quanto poveri sono i poveri”.  Segnali di miglioramento si osservano poi tra le famiglie con persona di riferimento di età  tra i 45 e i 54 anni (dal 7,4% al 6%), tra le coppie con due figli (dall’8,6% al 5,9%, che si lega a quello delle famiglie di 4 componenti, dall’8,6% al 6,7%) e tra le famiglie con a capo una persona in cerca di occupazione (dal 23,7% al 16,2%) che, rispetto al 2013, più spesso vivono in famiglie con al proprio interno occupati o ritirati dal lavoro.

A prima vista la ripresa dell’area euro sembra solida. L’azionario corre, la fiducia dei consumatori ha ripreso slancio e l’euro più debole, favorito dal piano di Quantiative Easing della Bce, dovrebbe alimentare la crescita.

Il Quantitative easing migliora le condizioni di finanziamento per alcune società dell’area euro, nello specifico quelle di maggiori dimensioni che possono rivolgersi ai mercati di capitale. Tuttavia persino in Usa e UK, dove i mercati finanziari hanno un ruolo molto più importante, l’inflazione dei prezzi degli asset non ha incoraggiato i consumatori a spendere o le aziende a investire. Le attività creditizie sono ancora scarse.

Tali considerazioni fanno pensare, secondo l’economista, che la ripresa sarà temporanea e che non siamo davanti a un rilancio sostenuto delle attività economiche nella regione. Per superare la recessione, “l’Eurozona ha bisogno di ripulire i bilanci delle banche, ridurre il debito proviato, risolvere il problema della mancanza di investimenti, eliminare le barriere aziendali e l’impatto deflativo del mercantilismo della Germania” e del suo surplus commerciale da record.

In tutti i casi, le attività di export valgono solo un quinto dell’economia da 10 mila miliardi di euro dell’area. Anche se fosse, non basterebbero per avere una forte ripresa. Secondo le stime della Bce, la svalutazione del 10% dell’euro nell’ultimo anno dovrebbe alimentare la crescita di appena lo 0,2%.

Rispetto ai due anni precedenti segnati da una costante crescita, nel 2014, l’incidenza di povertà assoluta è rimasta stabile.

Anche i benefici che porterà il piano di acquisto di titoli di Stato da 1,1 trilioni di Mario Draghi saranno effimeri. Le regole fiscali dell”UE precludono qualsiasi manovra che possa approfittare del calo dei tassi di interesse.

Autore: Samuele

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