Drawn to Death, anteprima

(Firenze)ore 23:41:00 del 11/04/2017 - Categoria: , Videogames

Drawn to Death, anteprima

Quel periodo in cui un fetta consistente del nostro vocabolario d'uso quotidiano era composta da improperi meravigliosamente articolati, e ogni interazione con gli amici comportava un volume di turpitudine tale da far arrossire anche il più sboccato degli

Ritornate con la mente ai tempi del liceo, quando l'unico modo per rimanere svegli fino alla fine delle lezioni era quello di ingannare il tempo disegnando a penna grandiose oscenità su quaderni, banchi e compagni più o meno consenzienti. Quel periodo in cui un fetta consistente del nostro vocabolario d'uso quotidiano era composta da improperi meravigliosamente articolati, e ogni interazione con gli amici comportava un volume di turpitudine tale da far arrossire anche il più sboccato degli scaricatori di porto. 
Vi si è illuminata nel cervello la spia "nostalgia, nostaglia canaglia"? 
Bene, allora è probabile che le prime ore in compagnia di Drawn to Death vi vedano sogghignare costantemente, conquistati dalla combo di estetica fuori di testa e umorismo da caserma messa a segno dall'ultima fatica di David Jaffe, il titolo più interessante tra quelli inclusi questo mese nell'offerta di PlayStation Plus.

Già dal tutorial dove si viene insultati pesantemente ogni tre per due si capisce la cifra stilistica del gioco. Se avete più di sedici anni questo tipo di umorismo potrebbe infastidirvi, perché è presente in quantità sovrabbondante fin da subito. Gli insulti sono previsti, ovviamente, anche tra giocatori durante le partite. Tra i collezionabili ci sono infatti delle gif animate che possono essere assegnate a quattro “direzioni” del touchpad, pronte a essere attivate per sbeffeggiare gli avversari durante le uccisioni. Per i meno avanguardisti, all’inizio di ogni match ci sono anche delle frasi preimpostate (selezionabili e personalizzabili) con le quali sfottere gli altri partecipanti, o complimentarsi per una buona partita e tutte quelle altre formalità che nessuno usa più nel multiplayer online dal 1996, circa.
Lo stesso delirio è riversato nelle armi, esagerate e frutto della fantasia ormonale di un adolescente, dove alcune sono frutto di grande genialità. Mi riferisco alla console per videogiochi - palesemente uno SNES - che lancia una cartuccia la quale, all’impatto, deflagra rilasciando una nube fatta di personaggi in pixel, con tanto di contatore dei danni in stile jrpg. C’è anche la bara lancia-cadaveri, o il tronco umano che tira palle avvelenate (letteralmente), oltre ad una serie di armi più convenzionali come un lanciagranate a forma di diavolo e un minigun con la coda da demone.
Drawn to Death fa di tutto per non prendersi sul serio, e ci riesce ampiamente. I personaggi che andranno a spararsi con cotanto arsenale sono allo stesso modo molto ben caratterizzati. Nel cast ci sono figuri come Ninjaw (la mia preferita), una ninja metà donna formosa metà squalo, che parla in giapponese con una vocina da lolita; Bronco, lo stereotipo del soldato americano con una gamba bionica e un’assistente arrapata che promette ricompense piccanti al ritorno dalla missione; Alan, un uomo nudo con la testa da orsetto armato di motosega, che tra le sue capacità annovera quella di diventare invisibile per un po’, e ci siamo capiti, ed altri che vi lasciamo il piacere di scoprire.


Il prezzo della violenza
Drawn to Death nasce come un free-to-play nelle intenzioni iniziali, per poi essere convertito come prodotto in vendita, e questo lo si nota fin da subito dalla presenza di microtransazioni abbastanza invadenti. Sia che scarichiate ora Drawn to Death o lo compriate successivamente una volta fuori dall'offerta di PlayStation Plus, non avrete bisogno di sborsare neanche un euro per giocare con tutti i personaggi in tutte le mappe, questo lo mettiamo in chiaro. Il problema sono i collezionabili ed il fatto che, oltre a cose del tutto accessorie come insulti e skin per i personaggi, tra questi ci siano anche le nuove armi.
Il multiplayer infatti prevede un sistema di loadout abbastanza classico. Per ogni personaggio potrete scegliere due armi con cui partire e un oggetto lanciabile, più un set di tre armi che potreste trovare come drop nelle mappe. Questo secondo set è equipaggiabile da tutti, nel caso lo si trovi, quindi anche voi non abbiate preso in considerazione di portare con voi un lanciarazzi, è probabile che un vostro avversario lo abbia come drop secondario, e quindi lo potreste trovare in giro per la mappa. Il problema sta nel fatto che le armi che si sbloccano successivamente sono sensibilmente più forti di quelle base. Tra le armi che sono riuscito a sbloccare (con non poca difficoltà, come vedremo), c’è il simil-SNES di cui sopra, che è un’arma a ricerca - non infallibile, per fortuna - che infligge danni ingenti, pari a poco meno di un terzo della barra della vita.
Le microtransazioni non influiscono pesantemente sull’avanzamento del gioco, va detto, ma per sbloccare delle nuove armi normalmente ci vuole tempo. Per farlo servono delle cosiddette chiavi di sangue, le quali si raccolgono completando delle sfide (una ogni tre completate) che sono di difficoltà progressiva e sono comunque limitate, oppure una ogni 150 uccisioni. Considerando che le partite, quando vinte, si aggirano intorno alle dieci uccisioni, potete capire che sbloccare armi è un procedimento laborioso.


Il vintage che non impegna
È un peccato che ci si appoggi così alle microtransazioni (che vengono “consigliate” fin dal tutorial), perché l’ossatura di Drawn to Death è ben costruita. Siamo di fronte a un’arena shooter che strizza l’occhio fortissimo agli anni ‘90 in termini di gameplay, con tanto di jump pad sparsi per le mappe. Il ritmo è veloce, non esiste un sistema di coperture, il più delle volte mirare è controproducente e conviene sparare d’istinto, e si muore solo dopo una lunga salva di colpi e conseguente effetto “bullet sponge”. Peccato che non ci siano modalità per più di quattro giocatori, perché in alcune situazioni le partite si dilatano per via di alcune mappe più ampie di altre.
Le modalità, allo stesso modo, sono molto semplici e vedono quattro giocatori scontrarsi, in deathmatch semplici o a squadre, combattimenti 1v1 a turni e una modalità in cui bisogna consegnare dei cuori caduti dai nemici per vincere. Ogni personaggio, oltre a due armi, ha a disposizione un paio di mosse speciali ed alcune peculiarità. C’è chi può planare, chi diventare invisibile, chi guadagna un boost di movimento ad ogni uccisione, e così via. In questo senso, volendo replicare la struttura “ad eroi” tornata in auge grazie ad Overwatch, ci è parso che alcuni eroi siano più forti di altri, o semplicemente le mosse di alcuni siano poco performanti rispetto alla concorrenza. Tra queste c’è Ninjaw, le cui mosse impallidiscono nei confronti di Cyborgula che può planare, caricare i nemici infliggendo una marea di danni, e farsi esplodere in punto di morte causando un’altra marea di danni

Autore: Gregorio

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