Dragon's Dogma Dark Arisen, recensione anteprima

(Torino)ore 08:30:00 del 11/10/2017 - Categoria: , Videogames

Dragon's Dogma Dark Arisen, recensione anteprima

La spilla di maggior valore appuntata sul petto della produzione Capcom, oggi come cinque anni fa, è rappresentata dal gameplay, che funzionava egregiamente al tempo del debutto e non sfigura nemmeno adesso, a testimonianza tanto della bontà del lavoro sv

Ci sono dei giochi che non meritano di cadere nel dimenticatoio. È anche alla base di questo ragionamento che publisher e software house ripropongono alcuni dei loro cavalli di battaglia restaurati e migliorati sulle console di “nuova” generazione. Dragon’s Dogma a dirla tutta, quando uscì sulla precedente generazione di console (PS3 e Xbox 360) fu apprezzato ma non poi così tanto, nonostante tutta una serie di caratteristiche (incrocio di più generi, open world, longevità) che lo rendevano sulla carta un gran bel gioco di ruolo 3D.

Nonostante tutto il gioco ricevette un corposo DLC, e più di un anno fa arrivò su Steam una versione comprensiva del gioco originale e del DLC Dark Arisen che fu invece maggiormente apprezzato sia dagli acquirenti che dalla stampa specializzata. Da pochi giorni Dragon’s Dogma: Dark Arisen è sbarcato ufficialmente anche su PlayStation 4 e Xbox One: si tratta di una versione che comprende appunto tutti gli elementi di gioco, comprese quest, oggetti e zone aggiuntive, e una grafica migliorata perfetta per i televisori full HD. Il tutto è proposto in formato digitale ad un prezzo che non possiamo che definire stracciato. Gettiamoci nella mischia e scopriamo cosa ha in serbo per noi questa edizione “remastered”.

La spilla di maggior valore appuntata sul petto della produzione Capcom, oggi come cinque anni fa, è rappresentata dal gameplay, che funzionava egregiamente al tempo del debutto e non sfigura nemmeno adesso, a testimonianza tanto della bontà del lavoro svolto quanto della relativa immobilità del genere di appartenenza nel corso degli ultimi anni.

Dragon's Dogma Dark Arisen ha molti pregi e qualche difetto, ed era giusto portarlo all'attenzione delle nuove generazioni o di chi, nella fregola di leggere informazioni sulle allora venture PS4 e Xbox One, se lo era perso per strada: il sistema di combattimento consente di salire in groppa alle bestie più grosse, manco fossimo nel prossimo Monster Hunter, restituendo una gradevole sensazione di fisicità, e differenzia in maniera importante i vari approcci, favorendo la rigiocabilità.

Affrontare una chimera con un guerriero da prima linea necessita di strategie assai differenti dal farlo con un arciere o con un mago, sì lento nel tempi di casting ma devastante una volta lanciati i suoi incantesimi. Le pedine, altro punto di forza della produzione, sono varie e sveglie com'erano un lustro fa, simbolo di un multiplayer asincrono di rara efficacia, e sceglierne di complementari al proprio personaggio e alla sua pedina principale aiuta enormemente nelle fasi più dure dell'avventura, che, per la cronaca, sono parecchie. Dragon's Dogma non prende a schiaffi il giocatore come i Dark Souls amano fare e non richiede la stessa pazienza nella memorizzazione dei pattern nemici, ma, soprattutto durante la prima ventina di ore, sa regalare momenti di puro terrore, grazie alla trovata dell'esplorazione notturna, avvolta nel buio più completo, e ad una serie di bestie di proporzioni pachidermiche che il party faticherà enormemente a mettere al tappeto.

Sull'onda del successo dei titoli di Miyazaki, poi, Dark Arisen introdusse l'isola di Nerabisso, un antro infernale che pullula di mostri che sarebbe bene non affrontare prima di aver raggiunto un livello compreso tra il cinquanta ed il cinquantacinque: usiamo il condizionale perché il prodotto Capcom, da bravo open world, non costringe mai il giocatore in una singola direzione, consentendogli un'esplorazione libera e svincolata, ma punteggiata dalla presenza sulla mappa di bestie capaci di schiacciare il party come una fastidiosa mosca.

Ed è anche qui, nel continuo senso di scoperta, aiutato dalla totale assenza di cavalcature e metodi di locomozione altri rispetto alle proprie gambe, che si cela un altro dei punti di forza della produzione: gironzolare senza meta, con il costante brivido di potersi imbattere in qualcosa di mostruoso, ricorda molto i momenti migliori delle opere di Bethesda, e, pur in presenza di una mappa globale meno generosa, impreziosisce le altrimenti monotone missioni secondarie e le fasi di pura esplorazione. Il complimento migliore che possiamo fare a Dragon's Dogma Dark Arisen, comunque, risiede nella sua unicità: pur aderendo a canoni oramai standardizzati, il prodotto Capcom svolge il compito a modo suo,  e questo coraggio, che pure porta a difetti strutturali, meriterebbe, da solo, l'esborso richiesto.

Buon lavoro, senza picchi

Se una remaster ha come obiettivo primario quello di migliorare il comparto tecnico del prodotto che ripropone al pubblico, quella di Dragon's Dogma Dark Arisen è indubbiamente riuscita, anche se mancano un paio di accortezze che avrebbero reso l'esperienza ancora migliore. I numerosi rallentamenti e le incertezze del motore grafico, che piagavano la versione per console della scorsa generazione (a memoria, su Xbox 360 la situazione era un po' meno peggio che su PS3) sono solo un lontano ricordo: la vecchia versione del motore MT Framework su cui gira il gioco è molto più a suo agio con la potenza computazionale delle attuali ammiraglie Microsoft e Sony, con il risultato che, anche con lo schermo pieno di nemici ed esplosioni, non c'è l'ombra di un rallentamento (su PS4 Slim, quantomeno).

I più esigenti, però, noteranno come il framerate sia bloccato a 30 fps e non a 60: fisso sì, insomma, ma senza troppi lustrini.

Rimane quindi un po' l'amaro in bocca, perché il combat system del gioco, veloce e discretamente tecnico, avrebbe beneficiato enormemente di un ulteriore aumento della velocità dell'aggiornamento dello schermo che crediamo sarebbe stato possibile con uno sforzo produttivo ulteriore.

Egregio, invece, il lavoro svolto sulle texture, che, sebbene tradiscano le “umili” origini, riescono a non sfigurare in risoluzione full HD, grazie ad un'opera di ripulitura ed aggiornamento che ha coinvolto soprattutto i personaggi principali, ma che si rivela più che competente ance sui mostri e gli NPC minori. Tra le cose buone vanno annoverati anche nei nuovi effetti di luce e l'assenza dell'odiata modalità letterbox per i filmati, che fa risplendere le scene animate di nuova luce.

A conti fatti, comunque, un altro fattore decisivo per fa guadagnare a Capcom una promozione piena anche senza i 60 fps è rappresentato dal prezzo: Dragon's Dogma Dark Arisen è venduto a meno di trenta euro in versione console, e anche qualcosa in meno su PC, e questo, considerando la quantità di ore di gioco e la presenza di tutti i DLC rilasciati, primo tra tutti quello che porterà i giocatori sulle sponde di Nerabisso, rende il rapporto qualità (e quantità) – prezzo decisamente vantaggioso per il pubblico. La ciliegina sulla torta sarebbe stata rappresentata da una qualche forma di contenuto inedito, totalmente assente, ma nel complesso c'è poco da lamentarsi, a fronte di almeno una cinquantina di ore di gioco

Autore: Gerardo

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