Dragon Age Inquisition, la nostra recensione

VITERBO ore 21:25:00 del 08/03/2015 - Categoria: Videogames

Dragon Age Inquisition, la nostra recensione

Dragon Age Inquisition, la nostra recensione. BioWare ha saputo trasmettere l’amore verso la saga in tutti i fan che adorano il genere Fantasy

BioWare è uno dei pochi sviluppatori in grado di scatenare del vero e proprio amore tra i suoi fan. Questo è capace di rendere i picchi di affetto persino più alti, ma anche di scatenare scenate incontrollabili in caso di tradimento. E per molti fan i tradimenti sono stati molteplici e tutti derivano da un'unica grande peccato originale: l'essere stata assorbita da Electronic Arts.

Il colosso americano è visto, a torto o a ragione, come la fonte di tutti i mali e al legame con esso sono stati attribuiti i problemi avuti con Dragon Age 2, il fallimento di The Old Republic e l'incomprensione del finale di Mass Effect 3. Bioware è però uno sviluppatore di razza e al posto di farsi trascinare nell'oblio ha deciso di rimboccarsi le Maniche e fare quello che sa fare meglio: un gioco di ruolo di stampo occidentale. Tre anni di lavoro dopo nasce Dragon Age: Inquisition sotto il pesante fardello della rivalsa, ma questo non ha impedito a Bioware di essere ambiziosa, tutt'altro. Laddove Origins tentava di recuperare meccaniche prese di peso dal passato e fondava un lore tanto affascinante quanto originale, Dragon Age: Inquisition prende semplicemente tutto quello che è stato fatto finora e lo esplode su di un territorio vastissimo, popolato da lotte intestine e il solito enorme pericolo che mette a repentaglio tutta Thedas.

La nuova avventura prende il via durante il massacro che avviene durante il Concilio, la riunione nella quale si cercava di ricomporre la frattura avvenuta tra Maghi e Templari. Le vicende prendono piede immediatamente dopo la fine di Dragon Age II, solo che le cose non sono andate esattamente come previsto. La guerra civile infiamma tutto il Ferelden e il conflitto tra le due fazioni, ora che tutti i leader sono morti, appare ancora più insanabile. Soprattutto ora che l'Inquisizione, l'organizzazione che è sorta per sanare questo conflitto e soprattutto per chiudere i portali che si sono aperti nei cieli di Thedas, ha scelto come suo Araldo l'unico sopravvissuto al massacro. Questo eroe sarà interpretato, ovviamente, da voi, l'unico in possesso del potere di chiudere i portali e ricacciare indietro le creature demoniache che fuoriescono da essi. Senza rovinarvi la sorpresa vi diciamo solo che questo è solo l'incipit di una storia molto più vasta, avvincente ed intricata, che attraverso il sito DragonAgeKeep.com è in grado persino di rispettare molte delle scelte che avete preso nei precedenti capitoli. Nel caso in cui non abbiate giocato a Origins o a DAII, o nel caso in cui il sito non riesca a recuperare i vostri salvataggi, potrete riscrivere da capo la vostra storia, così da ripassare o imparare le vicende che hanno preceduto ed influenzeranno Dragon Age: Inquisition.

Questo perché il lavoro svolto da Bioware è davvero sorprendente. Non solo gli sviluppatori hanno creato un universo vasto, variegato e complesso, con una trama avvincente, ben scritta e persino longeva, ma hanno legato tutto a doppia mandata con il passato della serie. Già dopo pochi minuti incontrerete Varric e coloro che stavano assistendo al suo interrogatorio, ma le sorprese non sono finite qui, dato che progressivamente incontrerete nuovamente tanti volti noti e riattraverserete luoghi conosciuti. Gli sceneggiatori di Bioware sono stati bravi nel legare tra di loro tutte queste cose, oltre che, come al solito, nel tratteggiare un cast di comprimari davvero riuscito con i quali stringere amicizia, battibeccare o intrecciare una relazione sentimentale. Per la prima volta gli sviluppatori hanno creato dei personaggi omosessuali dall'orientamento ben definito, con i quali intrecciare un rapporto che varia a seconda del personaggio che avrete creato attraverso il potente editor.

Tutto questo fa da contorno ad una storia che ingrana immediatamente e dà il via ad un'escalation di eventi davvero sorprendenti e interessanti. Il rovescio della medaglia è che spesso il senso di urgenza che vogliono trasmettere gli sviluppatori scema di fronte all'impostazione di gioco che vi consente di esplorare liberamente tutti gli anfratti della mappa o di modificare l'arredamento della vostra fortezza anche durante l'apocalisse. Questa però è una cosa che succede in tutti i giochi di ruolo. Anche in Origins. La novità principale tra il capostipite e Dragon Age: Inquisition è data dalle dimensioni del gioco. Non si tratterà più di istanze limitate, ma di un intero continente da esplorare e scoprire (a pezzi) dal retrogusto alla The Elder Scrolls V: Skyrim. Dragon Age: Inquisition alterna infatti fasi di esplorazione durante la quale potrete girovagare liberamente in ampie porzioni del Ferelden e di Orlais, sia fasi più guidate, nelle quali gestire la crescita e l'espansione dell'Inquisizione o seguire l'evolversi della storia.

Un acquisto imprescindibile per tutti gli amanti del genere che risente un po' di una versione console leggermente sottotono, per via di un sistema di controllo tattico poco funzionale, di una gestione dei menù confusa, di qualche bug di troppo e di una resa grafica un po' sporca. Questo comunque non compromette un'esperienza di alto livello, soprattutto contenutistico, ma ci spinge a consigliarvi di prendere in considerazione prima la versione PC, sempre che ne abbiate la possibilità. In questo caso aggiungete pure un punto al voto qui sotto.

Autore: Gerardo

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