Donazioni al PD: che schifo!

(Roma)ore 18:49:00 del 24/07/2016 - Categoria: Denunce, Politica

Donazioni al PD: che schifo!

La maggiore parte dei parlamentari versa 18 mila euro l’anno, qualcuno è più generoso, altri un pizzico meno

Nel 2015 sono stati in tutto 24 i donatori che hanno chiesto di celare la propria identità, non volendo rendere pubblico il proprio contributo a quel partito. In nessun altro partito risulta un donatore che abbia sfruttato quella clausola di privacy introdotta per la prima volta nell’ordinamento italiano. Chi ha dato i soldi ad altre forze politiche non si è vergognato di farlo, e non ha avuto problemi alla pubblicità di quel finanziamento, che comunque per legge deve essere massimo di 100 mila euro. Ma la particolarità è anche un’altra: non solo gli unici finanziatori a vergognarsi della propria donazione sono quelli del Pd, ma a nascondersi nell’anonimato sono innanzitutto gli eletti. Che qualche imprenditore o società preferisca in genere non dare pubblicità al finanziamento a un partito, è facilmente comprensibile: quella impresa magari partecipa a bandi di gara e forniture della pubblica amministrazione sia a livello nazionale che a livello locale, ed è possibile che il potere politico non coincida. Visto che la legge lo consente, preferisce restare nell’ombra evitando possibili ritorsioni da altri partiti non finanziati. Ma di quei 24 finanziatori anonimi del Pd solo 3 appartengono a questa categoria. Un versamento è consistente, di 50 mila euro. Gli altri due nemmeno così significativi: 15.150 euro uno, e 10 mila l’altro.

Nel bilancio Pd al 31 dicembre del 2015 come ogni anno viene pubblicato l’elenco dei finanziatori privati che hanno versato un contributo superiore a 5 mila euro durante l’anno in questione. In tutto poco meno di 9 milioni di euro, e la gran parte di questa somma (8,356 milioni di euro) viene dall’autotassazione degli eletti: deputati, senatori, consiglieri regionali e talvolta consiglieri comunali in carica versano al partito ogni anno una parte della indennità ricevuta. La maggiore parte dei parlamentari versa 18 mila euro l’anno, qualcuno è più generoso, altri un pizzico meno. A livello locale le quote versate di solito sono più basse, fra 5 e 15 mila euro l’anno a seconda del contributo che viene versato alle federazioni locali. Grazie alla nuova legge sul 2 per mille Irpef ai partiti politici che scrisse e presentò il governo guidato da Enrico Letta e fece approvare al parlamento in modo definitivo il nuovo premier Matteo Renzi, per la prima volta nel finanziamento ai partiti politici è stato consentito di invocare la propria privacy: sopra ai 5 mila euro il contributo va comunque registrato, ma il nome del donatore - persona fisica o giuridica che sia - può restare anonimo all’esterno. Il partito naturalmente sa chi versa, ma non divulga l’identità né alla stampa né ai propri militanti ed elettori.

Piuttosto che avere la moglie che li insegue con il classico mattarello dopo avere letto quegli elenchi pubblici, ha preferito nascondersi dietro le “xxxxx” con cui in bilancio è stato classificato il contributo anonimo. Molte ragioni, e qualche problema che comunque si dovrà affrontare. Chi ha compilato quelle tabelle ha infatti inserito uno scherzetto, inserendo gli anonimi nel rigoroso ordine alfabetico in cui sono pubblicate le donazioni. In molti casi non è difficile arrivare all’identità del «fantasma». Ad esempio nell’elenco c’è un “xxxxx” fra i nomi di «Losacco Alberto e Lucherini Carlo». Nell’ordine alfabetico dei parlamentari Pd in quella posizione ci sarebbe il sottosegretario Lotti Luca. Ma potrebbe trattarsi anche di un eletto a livello locale.

La gran parte dei finanziatori del Pd (21 su 24) che non vogliono dare pubblicità alla loro donazione al partito appartiene all’elenco degli eletti in Parlamento e nei consigli regionali o comunali, e questa certo è condizioni insolita. Normalmente i parlamentari fanno a pugni per dare pubblicità a quella forma di autotassazione per il partito. È utile anche a fare vedere agli elettori che parte dello stipendio e dei rimborsi parlamentari su cui spesso si accendono grosse polemiche, non è messa direttamente in tasca, ma girata per fare politica al proprio partito. Naturalmente ognuno dei 21 donatori-fantasma avrà avuto la sua buona ragione per invocare la legge sulla privacy. E possono essere diversissime fra loro. C’è chi in un momento di difficoltà ha versato meno di altri, e vorrebbe non dare pubblicità a quel confronto per non doversi spiegare. C’è chi semplicemente si è dimenticato di firmare la liberatoria per la legge sulla privacy. C’è chi ha qualche dissidio familiare con il coniuge, che non apprezza quel versamento di parte dello stipendio alle casse del Nazareno invece che nel salvadanaio di famiglia.

Non era mai accaduto nella pure lunga storia dei finanziamenti ai partiti politici: 21 parlamentari del Pd che secondo prassi versano al partito parte del proprio stipendio, hanno chiesto di non rivelare il loro nome di donatori, quasi se ne vergognassero.

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Autore: Luca

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