Di Maio: soli 2 mesi per DISTRUGGERE IL MOVIMENTO 5 STELLE

(Perugia)ore 15:35:00 del 06/05/2018 - Categoria: , Denunce, Politica

Di Maio: soli 2 mesi per DISTRUGGERE IL MOVIMENTO 5 STELLE

Le elezioni in Friuli devono risuonare, alle orecchie dei dirigenti Pentastellati, come un messaggio inequivocabile lanciato dall’elettorato deluso.

Chi semina vento, raccoglie tempesta”, recita così vecchio adagio biblico. Infatti, a mo’ di punizione divina, all’indomani della giornata di voto in Friuli Venezia Giulia, il Movimento 5 Stelle raccoglie i primi, burrascosi frutti, delle scellerate azioni intraprese a livello nazionale, registrando un drastico calo di preferenze. Il candidato del centrodestra, Massimiliano Fedriga, ha ottenuto una schiacciante vittoria, affermandosi col 57% dei voti.

La Lega diventa il primo partito in Regione col 34,3%, il PD è al 18%, mentre Forza Italia si attesta al 12,06%. Il M5S, invece, ottiene un disastroso 8%. Dopo la sconfitta patita in Molise, dunque, il Movimento di Casaleggio – quello che “democraticamente” cambia i programmi a suo piacimento, o a piacimento dei suoi burattinai – si appresta a prendere un ennesimo, sonoro, schiaffo. Oltretutto, il Friuli, essendo storicamente una delle regioni con i più alti tassi di affluenza alle urne, costituisce un campione importante per stabilire il peso specifico dei partiti.

Alcuni diranno che, sicuramente, quello del Friuli è stato un caso e che al nord è normale che il centrodestra abbia la meglio sugli avversari, ma le inclementi percentuali delle urne non lasciano spazio ad interpretazioni. Altro dato incontrovertibile, è quello che i 5 Stelle, alla resa dei conti, si sono mostrati per quello che sono, ovvero un nulla cosmico, una massa informe, priva di qualsiasi ideale a cui ispirarsi. Hanno avuto la fortuna e la capacità – questo bisogna riconoscerglielo – di attrarre quelle persone che, comprensibilmente, non hanno più fiducia in questa politica.

Proprio per la sua inconsistenza ideale – non basta sbraitare “onestà” fuori dai palazzi per cambiare le cose – ha portato il Movimento 5 Stelle a tradire gli elettori, non appena ne ha avuto l’occasione. Ha provato a stipulare, cocciutamente, alleanze a destra e a manca, cercando addirittura di riesumare la salma del PD, cioè di quel partito che volevano spazzare via dalla scena politica, trincerandosi dietro una presunta responsabilità istituzionale. Questo tentativo, è stato dettato dalla disperazione poiché i luogotenenti sono ben consci che, se si dovesse tornare al voto, proprio come nel caso delle regionali in Friuli, lo stesso Movimento 5 Stelle rischierebbe il tracollo. Di Maio, preso atto della sconfitta, avvenuta a seguito delle sue disarmanti manovre, nelle ultime ore si è affettato a dire che auspicherebbe un ritorno al voto il prossimo giugno, rinnegando qualsivoglia tipo di accordo con altre forze politiche – cosa che fino a ieri proponeva convintamente –, dimostrando una volta di più l’infinito opportunismo, seppur poco acuto, di cui è capace pur di non perdere la faccia.

Eppure, consistenti sfumature di ambiguità, tendenti al bipolarismo, erano sempre state visibili nelle file pentastellate. Un esempio su tutti, è fornito dalle idee di politica estera. È stato lampante il cambio di rotta sulla questione Mediorientale, difatti, prima del voto, veniva attaccata duramente la strategia adottata dall’Occidente nell’area, critica che chiamava in causa la NATO e denunciava con forza l’Arabia Saudita ed il Qatar, rei di finanziare il terrorismo internazionale. Dopo il voto – abracadabra – le posizioni si sono magicamente ammansite.

Un breve appunto è d’obbligo anche per la Lega che, anche se in Friuli ha fatto incetta di voti, a livello nazionale non ha saputo scrollarsi di dosso il peso dell’ottuagenario Cavaliere che, indubbiamente, per chissà quale recondito motivo, riesce sempre a rimanere in sella, anche quando pare spacciato. L’unica speranza post-elettorale, per altro condivisa dalla maggior parte degli elettori 5 Stelle, era quella di un’alleanza, in salsa populista, tra Di Maio e Salvini. Questo auspicio, però, è rimasto tale per eccessi di ottusità ascrivibili ad entrambi i succitati protagonisti, che di certo non si presentano come giganti della politica. Ad ogni modo, osservando la situazione attuale, è difficile immaginare cosa avrebbe potuto portare di buono ai cittadini un’alleanza Lega/M5S.

Per concludere, è possibile riprendere la frase di un personaggio del passato, che appare, oggi più che mai, di stretta attualità: “Il Paese va in rovina per mancanza di uomini, non per mancanza di programmi. Dobbiamo quindi non elaborare nuovi programmi, ma allevare uomini, uomini nuovi”. È basilare, dunque, migliorare noi stessi e ridestare il popolo per tentare di mutare, davvero, le sorti dell’Italia. I programmi fasulli, privi di anima e gli strilli da talk show, figli di quest’epoca sciagurata, lasciamoli agli altri.

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Autore: Gerardo

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