Dark, una delle serie tv Netflix piu' belle e meno conosciuta

(Milano)ore 17:33:00 del 01/08/2019 - Categoria: , Cinema

Dark, una delle serie tv Netflix piu' belle e meno conosciuta

RECENSIONE DARK, UNA DELLE SERIE TV PIU' BELLE DI NETFLIX - Dark rappresenta il picco di maturità di Netlix nel campo della fantascienza, dove le due parole che formano la crasi sono presenti in maniera impeccabile.

RECENSIONE DARK, UNA DELLE SERIE TV PIU' BELLE DI NETFLIX - Dark rappresenta il picco di maturità di Netlix nel campo della fantascienza, dove le due parole che formano la crasi sono presenti in maniera impeccabile.

A differenza di uno Stranger Things estremamente accessibile a tutti, la prima produzione teutonica del colosso del video on demand risulta opera assai più complessa, in cui il racconto di fantasia è veicolato all’analisi non solo delle moderne teorie scientifiche ma anche della Storia non banale di un paese come la Germania.

RECENSIONE DARK, UNA DELLE SERIE TV PIU' BELLE DI NETFLIX - Un po’ come fece Edgar Reitz nella sua mastodontica opera Heimat, il pretesto è quello di raccontare il passato attraverso la storia, in generazioni, di tre famiglie che hanno condotto e continuano a condurre interamente la propria esistenza in un piccolo paese chiamato Winden. L’anno è il 2019 (un futuro presente): la città viene scossa dalla sparizione di due ragazzini. Le indagini non sembrano portare a niente e il mistero s’infittisce sempre più.

Quello che molti non sanno è che Winden custodisce un terribile segreto: una maledizione che puntualmente si ripercuote su di essa ogni trentatré anni. Da thriller di indagine, Dark si tramuta presto in intreccio sul piano temporale.

Dal 2019 si torna indietro al 1986 e addirittura al 1953. Ciò però non avviene attraverso un semplice montaggio parallelo, ma per l’espediente narrativo del viaggio nel tempo. Volenti o nolenti, consapevoli o meno, alcuni personaggi scopriranno di essere sempre a Winden ma in un’epoca diversa, entrando in diretto contatto con i propri parenti da giovani o addirittura con sé stessi. Ciò che però risulta più interessante è il fatalismo di questo incontro/scontro tra epoche. Perché anche se, come il Marty McFly di Back to the Future, i personaggi sono messi nelle condizioni di interferire con il corso degli eventi, tuttavia le loro azioni estremamente invasive non cambiano di una virgola ciò che è successo nel passato e ciò che accadrà nel futuro. Più si cerca di mescolare le carte in tavola, più i conti tornano, a causa di questa eminenza grigia, l’interno della grotta nei boschi, che permette di mantenere i diversi periodi legati e interconnessi come vasi comunicanti. I diversi personaggi di questa storia corale risultano dunque in balia di questa forza, sono ridotti in solitudine, errabondi nelle buie strade di campagna, battuti dagli scrosci di pioggia e dall’ineluttabilità degli eventi. Il tutto in un piccolo paesino dove la sterminata natura subisce il contrasto e la convivenza con la spaventosa modernità della centrale nucleare, eredità mortifera dei tempi che furono.

RECENSIONE DARK, UNA DELLE SERIE TV PIU' BELLE DI NETFLIX - Dark prende in prestito concetti nietzschiani e li inserisce in un contesto malato dove i personaggi  – tantissimi, all’inizio si fatica a ricordare i nomi e le parentele – sembrano voler fuggire all’ineluttabile, senza mai riuscirci. È dunque facile ricollegarsi all’Eterno Ritorno, alla frase “Il tempo è un cerchio piatto” che già Rust Cohle-Matthew McConaughey articolava nella prima stagione di True Detective. Quella di Dark non è però una fantascienza fine a se stessa: a innalzare il livello dell’opera sono i sentimenti, le emozioni narrate senza cadere nella retorica, i legami tra i personaggi che combattono contro il miglior villain di sempre: il tempo.

Un padre disperato che va alla ricerca del figlio nel tempo, chiedendosi quando cercarlo, e non dovecercarlo, è l’immagine perfetta per descrivere questa serie tv. Allo stesso tempo, è affascinante assistere agli incontri tra gli stessi personaggi in diverse epoche, e qui risalta in particolar modo il sorprendente lavoro in fase di casting: oltre alla bravura dei singoli attori, a colpire è la somiglianza impressionante tra un personaggio adulto, la sua versione giovane e quella anziana. A volte capita di chiedersi se sia lo stesso attore con parecchio trucco addosso, ma sono persone diverse. Sono proprio i dettagli a far la differenza in Dark. Nulla è lasciato al caso: ogni dialogo o fotogramma ha una coerenza intrinseca che si trascina dietro per tutte le puntate successive; tutto è al suo posto, senza incongruenze o buchi di trama. Mentre molte serie tv vanno a braccio, con gli autori che realizzano una prima stagione e poi costruiscono le altre in base agli ascolti, ai rinnovi e agli umori dei fan, Dark, trilogia con l’ultimo capitolo – già in fase di produzione – in uscita nel 2020, è invece un progetto già definito dall’inizio.

Quando circa un mese fa Netflix ha fatto uscire la seconda stagione, la sensazione è stata quella di assistere a un prodotto coeso, la continuazione naturale della prima parte senza uno stacco, una discontinuità, in quanto tasselli di un unico affresco.

Ci sono serie la cui qualità, dopo una prima stagione ottima, è calata inesorabilmente, nel tentativo di spremere il prodotto fino all’osso, come nel caso di  The Walking Dead. Altre invece sono migliorate stagione dopo stagione, come Breaking Bad – a dire il vero una meraviglia già dall’inizio – e altre ancora non sono mai decollate, tanto da arrivare a subire l’onta della cancellazione – è il caso di FlashForward. Dark è invece un prodotto compatto, la cui qualità non subisce oscillazioni di alcun tipo. C’è da dire che gli ascolti sono e resteranno ignoti. Netflix, infatti, salvo rare eccezioni, non comunica i dati d’ascolto sulla sua piattaforma, quindi il successo di una serie viene misurato attraverso altri parametri, come il giudizio degli spettatori e della critica o le recensioni positive in ogni sito specializzato.

Il punto di partenza è però lampante: Dark non è una serie realizzata per cercare il successo e i grandi numeri. Punta più sulla qualità che sulla quantità. Perché altrimenti, secondo la logica del mercato, dovremmo considerare la terza stagione di Twin Peaks un’opera infima – mentre in realtà è un capolavoro, anche se per pochi. Proprio seguendo questa scia Dark non avrà mai i numeri delle serie tv più commerciali, e non mira nemmeno a ottenerli . È già una serie già di culto, per cui conta di più l’apprezzamento della “nicchia” che la segue, piuttosto che il numero di spettatori appassionati. Sappiamo che nessuno la guarda per un guilty pleasure o “solo per vedere dove va a parare” perché tutti gli indici di gradimento dei principali siti la premiano. Su Rotten Tomatoes, Darkha una percentuale di apprezzamento del 94%, su Imdb arriva al punteggio di 8,7 su 10, mentre risulta su Tvtime tra le serie più seguite in binge watching. Probabilmente l’unico modo per guardarla

 

Autore: Samuele

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