Cynny, la Snapchat tutta italiana!

(Torino)ore 07:25:00 del 10/03/2017 - Categoria: , Tecnologia

Cynny, la Snapchat tutta italiana!

Anche l'Italia ha la sua Snapchat. Una startup valutata 100 milioni di euro, come il social network del fantasmino quando muoveva i primi passi.

Anche l'Italia ha la sua Snapchat. Una startup valutata 100 milioni di euro, come il social network del fantasmino quando muoveva i primi passi. Cifra da primato nel panorama delle nostre società tecnologiche. Se non fosse che, appunto, Cynny deve ancora davvero cominciare, misurando la sua idea al test del mercato. Fatturato e utili, al momento, sono a zero. In vetrina c'è però una tecnologia brevettata: i Morphcast, video che cambiano, si adattano alle reazioni di chi li sta guardando. Reazioni esplicite, apprezzamento o rifiuto, ma anche implicite, osservando e leggendo le espressioni facciali dell'utente attraverso la fotocamera dello smartphone. "Una rivoluzione: ogni contenuto diventa individuale", spiega Stefano Bargagni, imprenditore tecnologico seriale e amministratore delegato della società. L'obiettivo è chiaro: mettere questa tecnologia a disposizione degli inserzionisti pubblicitari, sempre più attratti dal video online. E tanto è bastato per convincere investitori professionali e privati, attraverso la campagna di crowdfunding lanciata sul portale CrowdFundMe, a scommettere sull'azienda alla fantasmagorica (per l'Italia) valutazione di 100 milioni di euro. 
Cifra che vale 500 volte il fatturato atteso per il 2017 (200mila euro) e che per questo ha suscitato qualche perplessità. Specie considerato che non più di un anno e mezzo fa Cynny ha chiuso un'altra campagna di crowdfunding stimandosi 36,6 milioni, e due anni fa un'altra a 31 milioni. Pareva esagerato già allora per una tecnologia tutta da validare, a maggior ragione oggi. Eppure la campagna su CrowdFundMe in appena otto giorni ha raggiunto il suo obiettivo di 100 mila euro, convincendo 50 e oltre investitori a metterci un gettone. "Il risultato ha stupito anche noi", dice Fabrizio Barini, capo dello sviluppo business della società finanziaria Intermonte, che ha curato l'operazione ed è entrata nel capitale. "Ma la tecnologia di Cynny ha tutte le caratteristiche per renderla il primo unicorno italiano". Unicorno, cioè una società hi-tech dal valore superiore al miliardo di dollari. E la valutazione della società, confermata dalla serie di grandi investitori che l'hanno finanziata (in tutto finora 8,2 milioni di euro, in parte anche dal presidente del Gruppo Espresso Carlo De Benedetti, a titolo personale), è proprio ricalcata su quella di illustri predecessori americani, gente come Facebook, Google e Snapchat quando erano allo stesso stadio di sviluppo. 
Non proprio orme comode da seguire. Ma in attesa di valutare i primi numeri concreti, Bargagni ha centrato l'obiettivo: "Sono bravo a raccontare la mia storia", scherza. "Sì, i rischi ci sono, ma rispetto al 2015 abbiamo messo a punto un modello di business", il modo in cui una startup può trasformare un'idea in profitti. Il primo passo per Cynny, che a questo si dedicherà nel 2017, è diffondersi sul mercato. La società non vuole essere un social network, ma un produttore di contenuti. Il suo algoritmo è in grado di "montare" tra loro una serie di foto per comporre i video, con tanto di colonna sonora, a tecnologia Morphcast. Una app scaricabile sul telefono permette di produrli semplicemente selezionando le immagini in memoria, e poi condividendo il risultato. Ma il modo in cui Bargani proverà a renderli davvero virali è stringendo accordi con le maggiori piattaforme social, per integrare al loro interno un bot di Cynny. L'utente potrà richiedere all'intelligenza artificiale, capace di dialogare, un video su qualsiasi tema e Morphcast lo comporrà pescando immagini dalla Rete. Al momento Bargagni ha chiuso accordi di integrazione con Kik, servizio chat diffuso in America e in Scandinavia, e con Funambol, archivio foto in cloud usato da diversi operatori telefonici. "Ma entro fine anno vogliamo debuttare anche sulle chat di Wechat e Facebook, poi su Telegram e Slack: l'obiettivo è raggiungere 10 milioni di video visti al giorno, poi 30 milioni nel 2018".
Allora Cynny dovrebbe iniziare ad approcciare gli inserzionisti pubblicitari, che con Morphcast vedranno "adattarsi" i loro messaggi alle reazioni degli utenti. Senza che alcun dato di profilazione esca dal telefono, grazie a un altro brevetto che la società sta depositando. E dividendo gli introiti a metà con le piattaforme social con cui Cynny opererà. Nel piano industriale di Bargagni il 2018 dovrebbe già essere il primo anno in utile. Ma i rischi sono grandi tanto quanto le ambizioni. Che le piattaforme come Facebook o Whatsapp, per esempio, producano tecnologie simili per conto proprio. O che il prodotto di Cynny, quelle foto combinate in un video, non conquisti gli utenti tanto quanto, per dire, le scherzose maschere di Snapchat. Rischi che gli investitori del crowdfunding erano in grado di valutare? Il vero motivo per cui ricorrere a questo strumento "di massa" non è perchè avendo più soci le procedure per la quotazione sono più snelle ed economiche)? "Lo era fino a qualche tempo fa - ammette Bargagni - ora voglio solo allargare il numero dei soci, diventare una vera public company". Sono circa 500 al momento, a sperare che anche crescendo Cynny continui a replicare i successi di Snapchat. O che magari, ancora prima di arrivare in Borsa, qualche grandi società si innamori della sua tecnologia. E decida di comprarla.

Da: QUI

Autore: Luca

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