Cosa ci fanno 4 poliziotti italiani in servizio in Cina?

(Milano)ore 16:31:00 del 29/04/2017 - Categoria: , Cronaca, Denunce, Esteri

Cosa ci fanno 4 poliziotti italiani in servizio in Cina?

QUATTRO UFFICIALI ITALIANI (DUE DELL’ARMA E DUE DELLA POLIZIA DI STATO) SONO SBARCATI IN CINA PER PRESTARE SERVIZIO PRESSO LE ATTRAZIONI TURISTICHE DI PECHINO. MOTIVO DEL VIAGGIO: UN PROGRAMMA DI SCAMBIO INTERNAZIONALE TRA CINA E ITALIA VOLTO A GARANTIRE

QUATTRO UFFICIALI ITALIANI (DUE DELL’ARMA E DUE DELLA POLIZIA DI STATO) SONO SBARCATI IN CINA PER PRESTARE SERVIZIO PRESSO LE ATTRAZIONI TURISTICHE DI PECHINO. MOTIVO DEL VIAGGIO: UN PROGRAMMA DI SCAMBIO INTERNAZIONALE TRA CINA E ITALIA VOLTO A GARANTIRE LA SICUREZZA DEI RISPETTIVI CITTADINI IN VIAGGIO ALL’ESTERO. Nelle prossime settimane, infatti, i nostri connazionali che si recheranno nei più importanti siti turistici della capitale cinese troveranno ufficiali italiani delle forze dell’ordine sul posto.

I luoghi presidiati saranno la porzione di Grande Muraglia detta Badaling, a 80 chilometri da Pechino, lo Stadio della città chiamato Nido d’uccello e il Tempio del Cielo.

Secondo gli accordi stipulati, i quattro non saranno armati e non potranno effettuare alcun arresto; potranno invece assistere la controparte cinese con il solo scopo di offrire maggiore sicurezza ai turisti italiani in loco.

I poliziotti cinesi in Italia

Nel maggio 2016 l’Italia aveva ospitato un contingente di quattro poliziotti cinesi, come ha raccontato l’ufficiale Shu Jian, uno dei partecipanti al programma:

“Abbiamo provveduto sia ad aumentare il senso di sicurezza dei cinesi espatriati che a dimostrare al mondo un’immagine positiva della polizia cinese.”

L’Italia, infatti, è una delle mete più apprezzato dai turisti orientali, tanto è vero che oltre3 milioni di cittadini cinesi visitano ogni anno il nostro paese.

Per venire incontro alle esigenze di sicurezza di queste persone, che rappresentano anche un fetta importante del Pil italiano, il Ministro dell’Interno Angelino Alfano ha approntato ha collaborato con Liao Jinrong, direttore dell’ufficio di cooperazione internazionale del Ministero della Sicurezza in Cina.

Proprio Alfano ha dichiarato che:

“Ora i turisti cinesi, che sono sempre stati protetti ovunque, si sentiranno ancora più sicuri.”

L’episodio che ha minato le certezze cinesi

Il 2016 è stato per l’Europa un annus horribilis dal punto di vista della sicurezza: negli occhi di tutti ci sono ancora le terribili immagini degli attentati di Parigi e Bruxelles. E l’eco del terrore è arrivato fino in Cina, visto che tra le vittime degli attacchi c’è stato anche Frank Deng, imprenditore cinese di 24 anni di passaggio nell’aeroporto della capitale belga.

Da quel momento è scattata una sorta di apprensione nei turisti cinesi che viaggiano verso l’Europa. E l’apprensione, si sa, blocca i portafogli e fa male all’economia.

La Cina, che dopo l’elezione di Trump si è eletta a paladino della globalizzazione, ha intrapreso una serie di accordi bilaterali con i paesi maggiormente visitati dai suoi cittadini. L’Italia è tra questi.

Servire il popolo, anche all’estero

L’Italia ha inviato, tra gli altri, il 49enne Guido Lubo, che non si è certo fatto pregare per partire, come ha dichiarato lui stesso a The Beijinger, il più importante quotidiano di Pechino:

“Amo la cultura cinese: non solo ho studiato la lingua per cinque anni ma ho anche seguito un corso all’Istituto Confucio dell’Università di Roma.” Ed è stato proprio Lubo a riassumere nel migliore dei modi il senso di questacooperazione tra Italia e Cina: “Siamo sempre al servizio del popolo.”

Il prossimo mese di giugno i poliziotti cinesi ricambieranno la visita degli italiani e torneranno nel nostro paese.

Da: QUI

Autore: Luca

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