Con le diete vegane e vegetariane si rischia la depressione: evita!

(Palermo)ore 12:45:00 del 22/09/2017 - Categoria: , Salute

Con le diete vegane e vegetariane si rischia la depressione: evita!

Carne sì o carne no? Il dilemma si pone non solo per chi decide per l’una o l’altra scelta spinto da questioni personali o etiche, ma spesso anche perché si sente dire che la carne fa male alla salute.

Carne sì o carne no? Il dilemma si pone non solo per chi decide per l’una o l’altra scelta spinto da questioni personali o etiche, ma spesso anche perché si sente dire che la carne fa male alla salute. Anche se in questo senso non ci sono né certezze né prove in tal senso – abusi a parte, che tuttavia valgono anche per gli alimenti vegetali. Ora un nuovo studio della Bristol University suggerisce che vegetariani e vegani hanno un maggiore rischio di soffrire di depressione rispetto a chi invece segue una dieta più equilibrata e convenzionale.

Un largo studio
A differenza di altri studi che hanno coinvolto un limitato campione rappresentativo della popolazione, questo studio ha visto la partecipazione di circa 10mila persone, che seguivano diversi regimi alimentari.
L’analisi dei dati raccolti circa la dieta seguita, lo stato di salute e altri fattori influenzanti o rilevanti, ha mostrato che vegetariani e vegani avevano quasi 2 volte più rischio di sviluppare la depressione rispetto a chi seguiva una dieta onnivora o tradizionale. Secondo lo studio, pubblicato sul the Journal of Affective Disorder, il motivo dell’aumento del rischio di depressione è dovuto alla carenza di vitamine e minerali che la dieta quasi o solo vegetale comporta.

Le vitamine e i nutrienti che mancano
Una dieta vegana o vegetariana che non comprenda alcun tipo di alimento di origine animale è per forza carente di alcuni minerali e vitamine.
Una su tutte è la vitamina B12. Ma anche la possibilità di avere un eccesso di acidi grassi omega 6, derivanti dall’assunzione esclusiva di alcuni cibi vegetali a discapito di un equilibrio nell’assunzione di acidi grassi essenziali, dovuto alla carenza di omega 3. Un eccesso di omega 6, poi, è stato associato da altri studi a un aumento del rischio di problemi di salute mentale.
Gli scienziati hanno osservato come in circa il 50% dei vegani e nel 7% dei vegetariani vi fosse una pericolosa carenza di vitamina B12. La vitamina B12, ricordano, si trova per esempio nella carne rossa e svolge un ruolo importante nel condizionare l’umore di un individuo. «Altri potenziali fattori includono i livelli elevati di fitoestrogeni (estrogeni naturalmente presenti nei legumi) conseguenti principalmente alle diete ricche di verdure e di soia – si legge nel rapporto della Bristol – Un altro potenziale fattore che contribuisce è una più bassa [o nulla] assunzione di pesce, considerata essere associata a un rischio maggiore di sintomi depressivi».

L’opposizione alla dieta vegana è ferma: nessuno specialista dovrebbe mai raccomandarla a una coppia per il proprio figlio, nei primi anni di vita. Quanto al vegetarianesimo, l’apertura è parziale: a patto che sulla tavola trovino posto il latte, le uova oltre ad alimenti fortificati con vitamina B12, ferro e omega 3. E, soprattutto, che in ogni famiglia si eviti il «fai-da-te». Sono le conclusioni del dossier redatto da chi si prende cura dei più piccoli, che sarà presentato domani a Mestre: nel corso del congresso della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (Sipps). Il documento, il primo di questo tipo nel nostro Paese, è il frutto di un anno di lavoro: oltre 120 gli studi internazionali passati in rassegna col coordinamento di Margherita Caroli, tra i massimi esperti di nutrizione pediatrica in Europa.

Eterogeneo è pure il target delle persone arruolate nelle ricerche: donne in gravidanza, giovani mamme, lattanti, bambini e adolescenti. «Deve passare chiaro un messaggio: la salute di ogni individuo si determina in larga parte nei primi mille giorni di vita, compresi quelli trascorsi nell’utero materno», afferma Vito Leonardo Miniello, docente di nutrizione e dietetica infantile all’università di Bari e vicepresidente della Sipps, che assieme alla Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp), alla Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza (Sima) e alla Società Italiana di Medicina Perinatale (Simp) ha scelto di prendere posizione sulle diete «veg» in gravidanza e nel corso dell’età evolutiva per evitare spiacevoli ripercussioni per la salute dei più piccoli: evenienza tutt’altro che rara quando le scelte sono assunte senza il consulto di uno specialista.

Autore: Luca

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