Competitivita': Italia in coda per competenze

(Campobasso)ore 18:39:00 del 07/05/2017 - Categoria: , Lavoro, Tecnologia

Competitivita': Italia in coda per competenze

In un mondo sempre più competitivo e, nonostante tutto, globalizzato, un adeguato bagaglio di competenze per i lavoratori si traduce in posti di lavoro e guadagni in produttività.

In un mondo sempre più competitivo e, nonostante tutto, globalizzato, un adeguato bagaglio di competenze per i lavoratori si traduce in posti di lavoro e guadagni in produttività. E fa la differenza nella competitività tra i diversi sistemi-Paese. L’Italia non è certo messa bene: secondo la valutazione dell’Ocse, il nostro Paese risulta in coda tra i Paesi avanzati per le competenze, in primo luogo cognitive, dei lavoratori e questo intralcia la partecipazione alla catena globale del valore e quindi la competitività internazionale del Paese.

La partecipazione dell'Italia alla catena globale del valore, cioé l’insieme di processi che in diverse parti del mondo aggiungono valore ai beni o servizi prodotti, resta inferiore alla media Ocse, anche se dal 2000 in poi la Penisola ha fatto più progressi di molti altri Paesi. Inoltre lo studio “Skills Outlook 2017” dell’Ocse segnala che la sia pur maggiore partecipazione ai processi produttivi internazionali è stata accompagnata da progressi economici e sociali inferiori alla media. È aumentato il tasso di occupazione dei lavoratori più anziani, ma anche l'incertezza del mercato del lavoro è aumentata, così come sono diventati più numerosi i giovani che non sono nè al lavoro, nè a scuola. Parallelamente la crescita della produttività è stata modesta.

Catene globali di valore 
In generale la “global value chain” fornisce opportunità di sviluppo a nazioni, aziende, anche piccole e alle persone, grazie all’apertura di nuovi mercati e alla creazione di nuova occupazione, ma può anche lasciare indietro chi non è adeguatamente preparato. Se da un lato molti posti di lavoro dipendono dalla Gvc, dall’altro la “catena” si è tradotta nella perdita del posto per alcuni lavoratori e molti non hanno visto un aumento del reddito nell’ultimo decennio. Avere le competenze giuste non solo aiuta a sfruttare al meglio le opportunità offerte dalla Gvc, ma rende anche i lavoratori meno vulnerabili ai rischi di off-shoring.

Italia con competenze inadeguate 
In Italia un posto di lavoro su tre nelle aziende è sostenuto dalla domanda finale estera. Il Paese è specializzato in molti settori tecnologicamente avanzati, ma secondo l’Ocse questa specializzazione non è sostenuta dalle caratteristiche delle competenze della popolazione. In particolare, anche i “top performer” nelle capacità di lettura e scrittura e nelle competenze matematiche hanno livelli inferiori rispetto alle medie Ocse, «il che rende difficile sviluppare un vantaggio comparativo nei settori tecnologicamente più avanzati, che richiedono lavoratori con forti competenze cognitive».

In base ai dati Ocse, l’Italia ha la terza più alta percentuale di adulti (38%) con scarse competenze nel leggere e scrivere o in matematica e per i lavoratori la percentuale è di poco inferiore (34%). Solo Cile e Turchia fanno peggio, mentre Olanda, Finlandia e Giappone hanno percentuali ristrettissime di adulti con basse competenze. I lavoratori italiani sono poi nel plotone di coda quanto alle “task-based skills”, cioè alla frequenza con cui utilizzano alcune specifiche competenze nella realizzazione del loro lavoro.

Sono in effetti penultimi quanto a utilizzo delle competenze contabili e di marketing, così come delle competenze Stem (scienze-tecnologia-ingegneria e matematica) e nella capacità di auto-organizzarsi e sono terzultimi nell’utilizzo delle capacità di gestione e comunicazione. Sono, però, decimi su oltre 30 Paesi quanto a disponibilità a imparare, che quindi evidentemente non fa difetto. Come nota l’Ocse, le “task-based skills” sono competenze che vengono molto apprezzate dai datori di lavoro e i lavoratori italiani potrebbero essere meglio equipaggiati in questi ambiti. I problemi sulle competenze degli adulti in Italia hanno radici lontane. I ragazzi, pur avendo registrato miglioramenti dal 2000, restano sotto la media Ocse nella competenze scolastiche. Il 36% dei giovani diplomati ha capacità matematiche inferiori al livello 2, cioè ai livelli minimi di una scala che va da 1 a 6.

Per equipaggiare tutti i giovani con un forte mix di competenze, l’Ocse consiglia di enfatizzare l’importanza di un’istruzione pre-primaria di alta qualità per dare a ciascun bambino un buon inizio del suo percorso scolastico, di utilizzare metodi d’insegnamento innovativi, fornire un maggior sostegno a livello di insegnanti a tutti gli studenti per aiutarlo a raggiungere le competenze necessarie.

Formazione life-long 
L’Italia - nota l’Ocse - ha anche un tasso di partecipazione degli adulti alla formazione che è significativamente inferiore alla media Ocse e che rischia di intrappolare i lavoratori meno qualificati in un circolo vizioso. Il Paese, che oltre ad avere pochi laureati, non attira molti studenti e ricercatori esteri data la scarsità di corsi di laurea in inglese, deve anche partecipare maggiormente alla rete globale dell'istruzione, della formazione e dell'innovazione.

Per assicurare che l’Italia tragga vantaggio economico e sociale dalla sua partecipazione nei mercati globali, il Paese deve fornire alla sua popolazione un mix di competenze cognitive e sociali, deve raggiungere una maggiore equità negli esiti dell'apprendimento scolastico e incoraggiare gli adulti a sviluppare e adattare continuamente le loro competenze.

Da: QUI

Autore: Samuele

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