Come i genitori di Renzi fregavano i contributi ai loro dipendenti

(Firenze)ore 18:09:00 del 23/02/2019 - Categoria: , Denunce, Politica

Come i genitori di Renzi fregavano i contributi ai loro dipendenti

Ecco i campioni del progressismo e dei diritti dei lavoratori

Sono stati i dipendenti a raccontare che cosa avveniva davvero nelle cooperative di Tiziano Renzi e Laura Bovoli. Il resto lo hanno fatto i documenti sequestrati dalla Guardia di Finanza nelle sedi delle società. Fatture, libri contabili, contratti hanno consentito di ricostruire il modus operandi adottato dai genitori di Renzi «affinché la loro società “Eventi 6” potesse avere a disposizione manodopera senza essere gravata di oneri previdenziali ed erariali».
Le cooperative
In particolare i due «hanno costituito e si sono avvalsi delle cooperative “Delivery Service”, “Europe Service” e “Marmodiv”, poi destinandole all’abbandono non appena esse raggiungevano la difficolta economica, uno stato più che prevedibile in considerazione che sulle stesse gravava l’onere previdenziale, e con riferimento a Marmodiv anche l’onere fiscale derivante dall’emissione di fatture per operazioni inesistenti al fine di consentire evasione di imposta a Eventi 6».
L’atto di accusa
È questo il fulcro dell’atto di accusa che ha portato agli arresti domiciliari i genitori dell’ex premier Matteo Renzi. L’ordinanza di custodia cautelare ricostruisce l’indagine svolta dal procuratore aggiunto Giuseppe Creazzo e dall’aggiunto Luca Turco e accoglie la loro tesi secondo cui «avendo gli stessi rivestito ruoli di amministratori di fatto e avendo gli stessi agito tramite “uomini di fiducia” non è possibile ritenere sufficiente una misura quale il divieto di esercitare uffici diretti di persone giuridiche ed imprese atteso che essa consentirebbe di impedire agli indagati di rivestire solo cariche formali, lasciandoli invece liberi di agire con condotte assai piu subdole e pericolose perche di piu difficile accertamento».
Le verifiche
Il 14 marzo scorso viene interrogato come testimone Antonello Gabelli. E conferma quanto era già emerso nel corso delle verifiche dei finanzieri. Racconta a verbale: «Venivano create aziende, prevalentemente sotto forma di cooperative, al solo fine di raggruppare i lavoratori o i mezzi. Tali realtà societarie venivano distinte dalla società “capofila” ossia Eventi 6, Chill, Mail Service, One Posted Eukos. Tali società sono quelle che nel tempo hanno intrattenuto concretamente i rapporti con i clienti, come ad esempio Carrefour, Conad, Euronics e altri. Per tale ragione queste società capofila non avevano direttamente alle dipendenze i distributori, se non per qualche periodo che io ricordi, ma tendenzialmente Mariano Massone, Gambino Giovanna, Tiziano Renzi e Laura Bovoli creavano società cooperative al fine di svolgere il lavoro operativo, concentrando tutte le criticità su queste e lasciando “pulite” le menzionate società capofila».
I ruoli
Il ruolo della Delivery è fondamentale — secondo l’accusa — per tenere in piedi il «sistema» e infatti il giudice spiega che «la Delivery è stata costituita per volontà di Tiziano Renzi e Laura Bovoli che hanno partecipato alla sua gestione unitamente ai coniugi Massone (Mariano Massone e Gambino Giovanna). La società è stata formalmente amministrata da persone di loro fiducia. In tal senso risultano inequivoche le dichiarazioni di Antonello Gabelli che, in ordine alla gestione della società risultano confermate dalle email acquisite dalla Guardia di Finanza. Dopo la cessazione di ogni attività gestoria, imposta da una situazione patrimoniale in perdita, è stato nominato un soggetto insolvente Salvatore Micari. Le analisi svolte dalla Guardia di Finanza (confermate anche dal curatore fallimentare) hanno evidenziato che poco dopo la sua costituzione la società ha iniziato a non versare in modo sistematico gli oneri fiscali e contributivi».
Il file «Lalla»
Scrive il giudice: «Particolarmente significativi sono i documenti archiviati nella cartella denominata “Lalla” rinvenuta nel computer sequestrato a Roberto Bargilli». Si tratta del socio che guidava il camper di Matteo Renzi durante la campagna elettorale e che risulta indagato insieme ai genitori. Aggiunge il giudice: «La cartella ed il soprannome Lalla sono certamente riconducibili a Laura Bovoli atteso che proprio nella cartella “Lalla” è stata rinvenuta la sua carta di identità. Nella cartella sono stati rinvenuti numerosissimi documenti riferibili alla cooperativa “Europe Service”, in particolare la lista soci, modelli F24 relativi alla cooperativa per il pagamento dell’Irap e del premio Inail, il file denominato Logo Europe nuovo nel quale è riprodotto il logo della Europe Service Cooperativa identico al quello riportato su alcune fatture acquisite presso la sede della Eventi 6 il file denominato “dati per la costituzione”, copia dei contratti della Cooperativa Europe Service , nonché contratti di lavoro».
I dipendenti
Tra i dipendenti ascoltati dalla Finanza ce ne sono molti che ricordano come proprio la signora Lalla fosse la persona a cui fare riferimento. Nel maggio scorso Luigi Carcione dichiara: «Ho lavorato “in nero” per la Delivery Service presso una piattaforma logistica in Pisa località Ospedaletto ove si occupavano della consegna dei vini di Giordano Vini. Rendicontavo i pagamenti e l’attività settimanale alla Delivery Service. Preciso che l’interlocutrice della casella di posta elettronica della Delivery Service Italia alla quale inviavo tale rendiconto era tale “Lalla”».
L’abbandono della coop
Uno dei motivi che hanno convinto il giudice a firmare il provvedimento di cattura è il procedimento in corso per il fallimento della Marmovid. Nell’ordinanza è infatti specificato che «attualmente, e in corso di compimento, da parte di Renzi Tiziano e Bovoli Laura, la fase dell’abbandono della Marmodiv ed è del tutto verosimile ritenere che, ove non si intervenga con l’adozione delle richieste misure cautelari, essi proseguiranno nell’utilizzo di tale modus operandi criminogeno, coinvolgendo altre cooperative, risulta poi pendente la richiesta di fallimento della Marmodiv avanzata dal pubblico ministero». Non a caso il giudice sottolinea «la gravità concreta dei reati per cui si procede», ma anche il fatto che «le condotte volontarie di Bovoli e Renzi sono state realizzate non per fronteggiare una contingente crisi di impresa, quanto piuttosto condotte imprenditoriali finalizzate a massimizzare il proprio profitto personale con ricorso a strategie di impresa che non potevano non contemplare il fallimento delle cooperative».

Da: QUI

Autore: Gerardo

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