Citta' del Messico: cosa vedere di bello

(Genova)ore 14:33:00 del 08/08/2018 - Categoria: , Luoghi da visitare

Citta' del Messico: cosa vedere di bello

Il Bosque di Chapultepec – con alberi centenari, aree pic-nic e diversi laghetti – al cui interno c’è anche l’Auditorio Nacional, capolavoro di architettura che porta le firme di Abraham Zabludovsky e Teodoro Gonzàlez de Leòn

COSA VEDERE CITTA' DEL MESSICO - Metropoli dalle mille anime (quella cosmopolita dello smog e della criminalità ma anche quella mistica del Templo Mayor e della Cattedralela più grande di tutta l’America Latina), Città del Messico va presa così, come viene, senza troppe pianificazioni. La prima cosa da vedere è lo Zòcalo, il centro storico, con una delle piazze più grandi del mondo. Da lì, poi, la visita è automatica: lo sguardo dapprima è catturato dal Palacio National che oggi ospita gli uffici del Presidente. E che sorge proprio nel posto dove c’era un altro palazzo, il Moctezuma, ovvero la residenza dei viceré della colonia della nuova Spagna.

L’ingresso è aperto a tutti e lì si possono ammirare i lavori di Diego Rivera. Gli affreschi parlano del popolo messicano, dalle antiche civiltà degli Indios alla rivoluzione, con le figure importanti di ogni epoca (Hidalgo, Juarez e Zapata su tutti). Proseguendo verso la periferia si può raggiungere la zona di Coyoacán, con viali alberati, i caffè all’aperto e le case-museo di Diego RivieraLeon Trotsky e Frida Kalho. A Città del Messico, però, oltre alla dimensione culturale, ne esiste anche una verde ed ecologia. Un esempio su tutti? Il Bosque di Chapultepec – con alberi centenari, aree pic-nic e diversi laghetti – al cui interno c’è anche l’Auditorio Nacional, capolavoro di architettura che porta le firme di Abraham Zabludovsky e Teodoro Gonzàlez de Leòn. Ciliegina sulla torta è il Museo di antropologia. Realizzato da Pedro Ramírez Vàsquez, ospita in 44mila metri quadrati la più grande collezione al mondo di oggetti e tesori archeologici preispanici.

COSA VEDERE CITTA' DEL MESSICO - 1. FARE UN GIRO IN CENTRO (da Montezuma a Diego Rivera)
Fare un giro in centro a Città del Messico non è semplice come dirlo. Significa prepararsi a macinare chilometri e avere voglia di vedere tutto. Lo Zocalo, la grande piazza nel cuore di città, la Cattedrale e a fianco il Templo Mayor, ovvero i resti della grande piramide della città di Tenochtitlán, la capitale dell'impero atzeco (nella gallery). 

Quando Hernan Cortéz giunse a Tenochtitlán la piramide tronca al centro della zona sacra era appena stata ampliata, alta 60 metri, la città viveva la sua fioritura, lo stesso “conquistatore" disse di non averne mai viste di più grandi ed efficienti. Montezuma II lo accolse, ma dopo nemmeno due anni, nel 1521 gli spagnoli sterminarono la popolazione e rasero al suolo Tenochtitlán. Su quelle ceneri fu costruita Città del Messico. Il museo di arte atzeca accanto al Templo Mayor è stupendo, visitatelo

Per una visione grandiosa della storia messicana, il luogo dove andare sono gli scaloni del Palacio Nacional costruito come sua residenza da Cortez sul palazzo di Montezuma, e ora sede del governo e del Presidente Nieto. Le mura sono completamente ricoperte dal murales più scenografico che possiate vedere: Diego Rivera su quel muro è riuscito a raccontare il mondo messicano in ogni volto, epoca, storia. È - come dice il titolo dell'opera - l'Epopeya del pueblo mexicano e si potrebbe stare a guardarlo per ore.

La grandezza dell'artista messicano (che sposò Frida Kalho) è evidente nell'altro «immancabile» tra i suoi murales: Sueño de una tarde dominical en la Alameda Central al Museo Mural Diego Rivera, una visione della storia messicana al cui centro compare un personaggio che Rivera contribuì a far diventare un'icona popolare: la Catrina, lo scheltro di donna vestita con abiti costosi ed eleganti, lo sfoggio inutile della vanità e della ricchezza, il «memento mori» che oggi è entrato a pieno titolo nel folklore messicano.

Nel murales la «Catrina» tiene a braccetto il caricaturista José Guadalupe Posada che per primo «creò» la Catrina nel 1910, e per mano Diego Rivera bambino, accompagnato da Frida Kahlo. Per approfondire la tradizione messicana passate anche al Museo de Arte Popular: scheletri, mostri colorati, teatrini. E infine, al negozio del museo troverete i souvenir più interessanti (anche migliori rispetto ai mercatini). 

Altre due tappe, per vedere la città décò: il Grand Hotel Ciudad de Mexico con la cupola di vetro e ferro colorate (c'è anche un bar all'ultimo piano, anche se potrebbe essere meglio) e il Palacio de Bellas Artes: iniziato nel 1904 e terminato negli anni '30, patrimonio Unesco, con la cupola arcobaleno e unaGran Sala per 1.900 spettatori che hanno visto passare i più grandi artisti, tenori, bellerini, direttori d'orchestra, è il posto dove passano le più grandi mostre in città e dove andare a sentire l'opera (i biglietti on line si comprano qui).

COSA VEDERE CITTA' DEL MESSICO - 2. VEDERE LE PIRAMIDI DI TEOTIHUACAN 
Teotihuacan, la città delle città, si visita sotto il cielo del Messico a circa 40 km da Mexico City. Patrimonio dell'Unesco, stesa su un'arida pianura è un inizio scenografico per entrare nella cultura Teotihuacan che qui aveva la sua capitale. Le due piramidi, quella «del Sole» alta oltre 70 metri (e 243 scalini ) e «della Luna» (di 43 metri) comunicano ancora quel senso di grandiosità e potenza che l'élite che fece costruire la città voleva farci sentire. La Valle del Messico è sempre stata popolosa: Teotihuacan, edificata a partire dal 100 a.C., attorno al 100-150 d.C. contava 125.000 abitanti, ed era la sesta più grande del mondo (la prima città europea per grandezza a quel tempo era Bisanzio). «Teotihuacan era un centro di straordinaria importanza, che - anche senza continuità territoriale - aveva influenza sull’Area Maya e su gran parte della Mesoamerica» dice il professor Antonio Aimi, americanista e docente di Civiltà Precolombiane all'Università degli Studi di Milano.

Continua il Professor Aimi: «Era la celebrazione della vita urbana, della città vera e propria, risultato di una élite che aveva concentrato qui l'80-90% della popolazione della valle del Messico e genti di diverse etnie. Quando nel resto del Mesoamerica la popolazione viveva in capanne, qui le persone vivevano in case in muratura. 

L'élite che governava Teotihuacan considerava il re come un primus inter pares (infatti non ci sono monumenti a nessun re) e non usava la scrittura - anche se la conosceva -, ha inventato un modello urbano che, per certi versi, anticipa le utopie del Novecento. Un tentativo di fare qualcosa di nuovo e impensabile, che da allora non è mai più stato realizzato». Che il tentativo sia riuscito o che il modello di vita di Teotihuacan fosse un paradiso o un inferno è difficile da dire, ma la potenza dei resti di quella civiltà è indubitabile: è davanti ai nostri occhi.



Nonostante sia la più piccola delle due, la Piramide della Luna, è sicuramente la più scenografica: dall'alto dei sui (ripidi) gradoni avrete davanti tutta la Calzada de los Muertos, il grande viale che collega tutti i monumenti del sito e sulla sinistra la vista Piramide del Sole. Scalate anche quest'ultima (più grandiosa ma meno ripida), e perchè lo sappiate: la tradizione vuole che esprimere un desiderio mentre si sale, lo faccia avverare.

COSA VEDERE CITTA' DEL MESSICO - 3. VISITARE UNO DEI MUSEI PIù BELLI DEL MONDO
Il Museo Nacional de Antopologia è senza dubbio uno dei grandi musei che la storia dell'umanità ha a sua disposizione. Inaugurato nel 1964, progettato dall'architetto Pedro Ramirez Vazquez, unisce la grandiosità dell'architettura a una collezione incredibile di opere d'arte e a un percorso espositivo intelligente ed emozionale. Enorme (44.000 m² coperti e 35.700 mq esterni), in 23 sale racconta la storia del mondo mesoamericano, dall'antichità alle tradizioni dei diversi popoli che formano il Messico di oggi.

Commenta Antonio Aimi, professore di cultura Mesoamericana all'Università di Milano «Dopo la rivoluzione l'esigenza in Messico era quella di creare un’identità nazionale condivisa che evitasse contrapposizioni su base etnica, che potessero opporre “bianchi”, meticci e indiani. Il Museo antropologico è la celebrazione dell'identità Messico, è il posto dove le famiglie portano i loro bambini perché rappresenta le loro radici. Questo museo vuol dire: "noi siamo tutti indigeni, non siamo spagnoli, siamo come voi"». Continua: «Il Messico fino a pochi anni fa ha investito notevoli somme di danaro nei musei e nell’archeologia, il risultato finale è che anche i siti archeologici minori sono tenuti molto meglio del Foro Romano». Il museo espone la collezione più importante del mondo di arte preispanica della Mesoameica, proveniente dalle culture maya, azteca, olmeca, teotihuacana, tolteca, zapoteca, mixteca. Ci sono pezzi da togliere il fiato, famosisssimi, come la Piedra del Sol (nella foto). Di sala in sala, tra statue, reperti, templi e sepolture perfettamente ricostruite si entra in contatto con una cultura per alcuni tratti terrificante. Commenta Antonio Aimi: «Queste popolazioni pensavano di vivere, come ha scritto Soustelle, in un “universo instabile e minacciato”, nel quale i sacrifici umani garantivano l’equilibrio del cosmo».

Uno dei pezzi più affascinanti è la Coatlicue, la madre terra della cultura mexica. Leggiamo nell'Atlante delle Civilità Electa dedicato a Maya e Atzechidel professor Aimi che la statua fu trovata nel 1790 allo Zocalo di Città del Messico ma dopo pochi mesi fu interrata di nuovo «non solo poteva ricordare agli indiani il loro passato, ma anche perché, come racconta Octavio Paz (1988), “la sua presenza era considerata un affronto all'idea stessa di bellezza“». Decapitata, dal collo escono due torrenti di sangue in forma di serpente, ha una gonna di serpenti intrecciati e sul petto una collona di mani tagliate e cuori strappati con un teschio pendente. «Coatlicue è un pezzo emozionante» commenta il professor Aimi «Ma dobbiamo vederla anche nel suo intento: è un opera costruita per spaventare. Il messaggio dei sacerdoti aztechi è questo: "Noi non abbiamo paura dell'orrore"».

Autore: Gregorio

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