Caso Ilva: Florido e 3 ex dirigenti in manette

TARANTO ore 10:35:00 del 15/05/2013 - Categoria: Cronaca

Caso Ilva: Florido e 3 ex dirigenti in manette

Caso Ilva: Florido e 3 ex dirigenti in manette, si tratta di Archiną, Conserva e Specchia.

I quattro arrestati, secondo le accuse, avrebbero esercitato direttamente o indirettamente, pressioni sui dirigenti dell’amministrazione provinciale perché si adeguassero ad ''assumere un atteggiamento di generale favore nei confronti dell’Ilva''. Nell’ordinanza firmata dal gip Patrizia Todisco, gli investigatori documentano le pressioni nei confronti dell’ex dirigente del settore ecologia Luigi Romandini ''colpevole'' di aver negato le autorizzazioni in materia ambientale allo stabilmento e finito così al centro di ''pressioni reiterate nel tempo accompagnate da minacce di licenziamento, dall’invito a presentare le dimissioni, da minacce di trasferimento ad altro incarico'' ed infine anche di ''pretestuose riorganizzazioni dell’ufficio'' che in realtà avevano come unico scopo quello di ''influire sui poteri del dirigente''.

Un nuovo terremoto giudiziario si è abbattuto questa mattina su Taranto travolgendo la politica locale. All’alba di oggi, infatti, la Guardia di finanza ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del presidente della provincia Gianni Florido, dell’ex assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva e dell’ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà, già detenuto dal 26 novembre scorso. Pare che fossero soliti avanzare pressioni e minacce di licenziamento ai dirigenti che non si dimostravano propensi a favorire l’Ilva. Agli arresti domiciliari invece l’ex direttore generale della provincia di Taranto e attualmente in servizio nella provincia di Lecce, Vincenzo Specchia. Le ipotesi di reato contestate dalla procura ionica nell’ambito dell’inchiesta “Ambiente svenduto” vanno dalla concussione per induzione alla tentata concussione per costrinzione.

Nel mirino delle Guardia di finanza l'attività svolta dagli uffici della Provincia, responsabile del rilascio delle autorizzazioni ambientali. In quegli uffici la pratica relativa alla discarica sarebbe stata accompagnata da pressioni illecite che hanno portato all'emissione dei provvedimenti restrittivi. Il regista degli illeciti anche in questo sarebbe stato Girolamo Archinà, l'ex potentissimo responsabile dei rapporti istituzionali dell'azienda, in carcere dallo scorso 26 novembre.

La discarica in questione veniva utilizzata dall’azienda per stoccare anche sacche contenenti amianto poste vicino a scorie di lavorazione ancora fumanti. Pressioni vane, però, perché Romandini non solo decise di non firmare quelle autorizzazioni, ma dopo il suo trasferimento in un altro ufficio dell’amministrazione, denunciò tutto alle fiamme gialle guidate dal maggiore Giuseppe Dinoi. Una rimozione che Girolamo Archinà commentò pochi giorni dopo dicendo ''abbiamo tolto una peste… e ne abbiamo tre di pesti'' perché anche il successore di Romandini, il dirigente Ignazio Morrone, si mostrò altrettanto reticente nei confronti della grande industria.

Un gruppo di persone abituate a delinquere senza guardare in faccia nessuno, quello finito in manette, che vedono protaginista indiscusso della gestione degli illeciti Girolamo Archinà, per questo all'ex dirigente è stato notificato in cella un nuovo provvedimento restrittivo. Ma a far rumore è soprattutto il coinvolgimento di Gianni Florido, presidente della Provincia del Pd. Florido, tarantino di 61 anni con alle spalle una lunga militanza nella Cisl, di cui è stato anche segretario provinciale, è stato eletto per la prima volta nel 2004 e nel 2009 è stato confermato con oltre centomila preferenze.

L'attività illecita di Florido &co era quello di costringere Romandini a firmare ''a vista'' tutte le richieste formulate dall’azienda anche facendo a meno di ''un esame approfondito delle pratiche''. In particolare, il presidente Florido e l’ex assessore Conserva avrebbero caldeggiato la concessione dell’autorizzazione richiesta dall’Ilva per l’uso della discarica di rifiuti speciali nella ''Cava Mater Gratiae''. Un via libera che avrebbe permesso all’azienda di smaltire i rifuti prodotti nel ciclo di lavorazione ottenendo così un significativo vantaggio economico.

Al centro dello scandalo le manovre messe in atto per ottenere l'autorizzazione della discarica Mater Gratiae, realizzata in una cava all’interno dello stabilimento Ilva. Nel sito vengono smaltiti i rifiuti industriali e le polveri prodotte dagli impianti ritenuti la fonte dell'inquinamento killer inquadrato con l’indagine per disastro ambientale. Secondo le indagini la procedura autorizzativa sarebbe stata viziata da una serie di passaggi sospetti e di pressioni indebite tutte fotografate dall'attività condotte dalle Fiamme Gialle del comando provinciale.

Stando a quanto emerso dalle indagini, inoltre, Gianni Florido, presidente della provincia al suo secondo mandato e presidente del Partito democratico di Taranto, si interessa personalmente alle vicende che riguardano l’Ilva. Infatti, parla al telefono direttamente anche con Fabio Riva, intervenendo su assessori e sull’operato dei dirigenti. ''Circostanze, scrive sempre il gip Todisco, che confermano il sollecito, premuroso, fattivo e il perdurante interessamento del Florido in soccorso delle esigenze di natura economica della proprietà dell’Ilva''.

Questa vicenda è un altro duro colpo non solo per gli abitanti di Taranto, ma per l'intero paese. Il fatto che un gruppo di persone che dovrebbere lavorare nell'interesse della comunità e a cui i cittadini hanno dato il loro consenso, e che pensa invece solo ad arrichirsi senza valutare le reali ripercussioni sulla salute dei cittadini e sul rispetto dell'ambiente, merita una punizione esemplare. Ora sarà la magistratura ha fare il suo corso.

Autore: Samuele

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