Caro 30enne: lavorerai fino a 75 anni, per una pensione misera e senza dignita'!

(Perugia)ore 20:26:00 del 25/06/2018 - Categoria: , Denunce, Lavoro

Caro 30enne: lavorerai fino a 75 anni, per una pensione misera e senza dignita'!

Ah che bello lavorare e pagare le tasse nella rinascimentale italia. Un posticino adatto ai giovani ammesso che i trentenni (e i quarantenni) li possiamo definire tali.

Ah che bello lavorare e pagare le tasse nella rinascimentale italia. Un posticino adatto ai giovani ammesso che i trentenni (e i quarantenni) li possiamo definire tali.

Gente che lavora, paga un sobrio 40% di tasse e poi butta nel cesso i contributi previdenziali per mantenere un esercito di parassito. Quelli dell’Istituto Nazionale Parassiti Sociali, l’INPS.

Ok non son tutti parassiti, ok non si spara nel mucchio, però vedete cari Parassiti Sociali, siccome per anni avete votato e fatto manifestazione per il sacro “diritto acquisito” chi ora è chiamato a fare lo schiavo per pagarlo non si può mica pretendere che vada per il sottile.

Il mio consiglio è sempre lo stesso: delocalizzarsi o dal punto di vista geografico o dal punto di vista della legalità.

Tanto alla fine, chi avrà dato avrà dato e chi avrà avuto avrà avuto, basta leggere la storia di un qualunque paese in dissesto.

dalla Stampa



Lavoreranno anche fino a 75 anni e prenderanno una pensione inferiore rispetto alle generazioni precedenti. Anzi: in tanti rischieranno di non prendere proprio l’assegno, visto che il sistema contributivo penalizza pesantemente chi vive di contratti precari. È questa la fotografia della situazione previdenziale dei 35enni di oggi. Sono i ragazzi nati nel 1980, che ne avranno 70 nel 2050. 
E rischieranno di non riuscire a far quadrare i bilanci familiari della loro vecchiaia.

I NUMERI


Il rischio di povertà – è l’allarme lanciato dal presidente dell’Inps, Tito Boeri – si è trasferito dagli anziani ai giovani. Il 15% delle persone tra i 18 e i 25 anni sono povere, conferma il rapporto dell’Ocse . E la situazione di chi è giovane oggi rischia di essere ancora più difficile in futuro. La pensione di chi è nato nel 1980 – si legge infatti in una simulazione Inps – sarà del 25% inferiore a quella che percepisce chi è nato nel 1945 e oggi ha 70 anni, tenendo conto anche del fatto che l’assegno sarà percepito per molto meno tempo.

ASSEGNO PIU’ BASSO, PIU’ TARDI E PER MENO TEMPO

Circa tre su quattro dei pensionati nati nel 1945 è uscito dal lavoro prima dei 60 anni.Per chi è nato nel 1980 le proiezioni dicono che sarà possibile andare in pensione prima dell’età di vecchiaia (70 anni nel 2050) in meno del 40% dei casi.«Nell’ipotesi di un tasso di crescita del Pil dell’1% – si legge nel rapporto -, molti trentenni di oggi dovranno lavorare anche fino a 75 anni». E l’importo medio passerà dagli attuali 1.703 euro a 1.593 euro. Insomma si prenderà meno e lo si prenderà molto più tardi. L’istituto ha calcolato anche un «importo medio comparabile» che tiene conto del fatto che i giovani di oggi prenderanno la pensione per meno tempo, rispetto ai giovani di ieri. Tenendo conto di questa differenza, l’importo medio della pensione di oggi risulta pari a 2.106 euro, cioè un quarto in più rispetto a chi lo prenderà in futuro.  

L’ATOLA’ DEI SINDACATI A UNA NUOVA STRETTA

I sindacati ribadiscono il “no” a nuovi interventi di “stretta” sul sistema previdenziale. «La tenuta finanziaria del nostro sistema previdenziale – dice il segretario confederale Cgil Vera Lamonica – non è a rischio, di certo lo è l’entità delle prestazioni per ampie fasce della popolazione: basta riforme per fare cassa, si restituisca equità e solidarietà al sistema. «L’Italia – avverte il segretario confederale Cisl Maurizio Petriccioli – è il Paese che più di ogni altro, fra quelli dell’area Ocse, ha realizzato, negli ultimi 20 anni, interventi legislativi che hanno messo in sicurezza la sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico, trascurandone semmai la sostenibilità sociale». Il rapporto Ocse – afferma il segretario confederale Uil Domenico Proietti – «continua a perseverare nell’errore di quantificare la spese per le pensioni al 15,7%, non tenendo conto che questo dato somma la spesa previdenziale con quella assistenziale».

Da: QUI

Autore: Luca

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