Brexit: i risultati

(Roma)ore 17:45:00 del 27/06/2016 - Categoria: Esteri, Politica

Brexit: i risultati

Una classe politica europea dovrà essere cambiata, interamente. Quella che fino ad ora ha cercato di realizzare la seconda idea, quella della gabbia, quella che favoriva le élite finanziarie e non la popolazione.

La realtà è che il risultato del referendum, consegna alla storia un Paese frammentato e c’è da immaginarsi che le conseguenze, prima ancora che su un piano internazionale, si faranno sentire in terra britannica. Scozia (dove il Remain ha vinto con 1.661.191 voti contro i 1.018.322 andati al Leave a fronte di un’affluenza del 67,2%) e Irlanda del Nord (ha vinto il fonte degli euroconvinti con 440.437 voti, contro i 349.442 andati agli euroscettici, con un’affluenza del 62,9%) hanno votato per rimanere, il Galles e l’Inghilterra per uscire. Una frattura che tornerà a far parlare di separazione.

Tracolla la sterlina. Attorno alle 6, con le proiezioni della Bcc di una vittoria della Brexit al referendum, la sterlina perde oltre il10% rispetto al dollaro: ai minimi dagli ultimi 30 anni. Crollano i future sugli indici di Borsa di Wall Street: i titoli sullo S&P 500 perdono il 4,5%. Giù anche i futures della borsa di Londra: a tre ore dall’apertura le rilevazioni Bloomberg vedono l’indice Ftse 100 in calo del 7,4%.

Forti turbolenze sui mercati asiatici. La Borsa di Hong Kong crolla: l’indice Hang Seng brucia quasi 1.000 punti con un tonfo del4,67%, scivolando intorno ai minimi a quota 19.894,12. Le autorità di vigilanza della Borsa di Tokyo hanno deciso l’applicazione del ‘circuit breaker’, il dispositivo che inibisce le funzioni di immissione e modifica degli ordini, limitando i ribassi troppo elevati. Dopo la pausa pomeridiana, l’indice Nikkei era arrivato a perdere fino all’8,17%, lasciando sul terreno oltre 1.300 punti a quota 14.911,19.

Tanti popoli che si uniscono e che non si fanno più la guerra. Uno stato federale come gli Usa dove gli Stati più ricchi aiutano i più poveri.

Un evento deflagrante, che porta la firma della destra populista, quella dell’Ukip di Nigel Farage, quella dei conservatori euroscettici di Boris Johnson. Quella di chi ha condotto una campagna – a tratti violenta – contro l’immigrazione e contro l’integrazione. Una vittoria, quella del Leave, che è stata strappata con le unghie e con i denti contro il volere e le previsioni della finanza, contro il volere e le previsioni dei poteri forti, contro i sondaggi, contro gli appelli, contro l’opinione e gli sforzi dei principali partiti e dei leader internazionali. La Brexit ha vinto. Circa 17 milioni di britannici (il 52% degli elettori) hanno segnato il destino del Paese, aprendo una ferita profonda, destinata a far sentire le sue conseguenze anche nel resto del Continente, chiamato ora a fare i conti con un’ondata di euroscetticismo senza precedenti.

Ora temo la paura di queste élite che cercheranno una involuzione dittatoriale. Aspettiamoci una stampa sempre più falsa impegnata a farci vedere solo il negativo di un ritorno alle monete sovrane. Aspettiamoci una Germania incapace di essere leader ancora più spietata nel far accettare le sue politiche economiche demenziali.

La realtà è quella di una gabbia dove popoli più deboli e popoli più forti sono rinchiusi e dove i forti possono spadroneggiare perché ai più deboli è impedito di difendersi. Io resto europeista convinto, ma della prima idea, non della seconda. Pertanto prima questa unione si scioglie prima si potrà ricominciare a ragionare su una Europa più simile alla prima. Una unione che deve essere fatta gradualmente e dove l'introduzione della moeta deve essere fatta come ultima cosa, non come la prima. Una classe politica europea dovrà essere cambiata, interamente. Quella che fino ad ora ha cercato di realizzare la seconda idea, quella della gabbia, quella che favoriva le élite finanziarie e non la popolazione.

I primi dati e le prime analisi avevano fatto pensare ad una vittoria del fronte Remain. Poi, via via che i numeri ufficiali hanno iniziato ad affluire, ci si è resi conto che la realtà era radicalmente diversa da quella prospettata da sondaggisti e analisti. I primi ad accorgersene sono stati i mercati che, dopo un apertura entusiastica, spinta dai sondaggi effettuati a urne aperte, hanno fatto segnare una netta inversione di tendenza facendo sprofondare la sterlina a livelli che non conosceva da metà anni ottanta.

Poi sono arrivati i broker, che hanno deprezzato la vittoria delLeave. Uno dopo l’altro sono arrivati i risultati delle periferie, delle campagne, di quelle zone del paese che maggiormente si trovano a dover fare i conti con un mercato del lavoro sempre più difficile, con la paura dell’immigrazione e la frustrazione di non riuscire a garantire un futuro dignitoso per i propri figli. Sono loro i fautori della vittoria del fronte Leave. Una classe popolare spaventata dal futuro, insoddisfatta dal proprio presente, che preferisce compiere un salto nel buio votando la Brexit.

Un’ipotesi ventilata nelle settimane della campagna elettorale, che ha trovato subito conferma nelle in dichiarazioni ufficiali pronunciate questa mattina, a risultati non ancora definitivi. Il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon ha prima espresso soddisfazione per il risultato del suo Paese, sottolineando che “Tutta la Scozia è per il Remain”, aggiungendo poi che vede il futuro del proprio Paese “come parte dell’Unione Europea”. Reazione speculare anche Irlanda del Nord, dove a parlare è lo Sinn Feinche non ha tardato a far sapere che l’esito del voto accelera il processo di separazione dell’Irlanda del Nord.

Il Regno Unito è fuori dall’Unione Europea: nel referendum sulla cosiddetta Brexit i cittadini britannici hanno votato con il 52% per l’uscita dall’Ue. Il leader storico degli euroscettici dell’Ukip, Nigel Farage, canta vittoria: “Questa è l’alba di un Regno Unito indipendente, oggi è il nostro Independence Day, è arrivato il momento di liberarci da Bruxelles”. Alla domanda se Cameron, che ha indetto il referendum nel 2013 e una campagna per rimanere nella Ue, dovrebbe dimettersi Farage ha detto: “Immediatamente“.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/06/24/brexit-i-risultati-del-referendum-vince-il-leave-con-il-52-il-regno-unito-fuori-dallue/2856380/

Autore: Luca

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