Anni 80: jeans portati SOPRA le mutande, stipendi DIGNITOSI: BEI TEMPI...

(Roma)ore 22:17:00 del 01/08/2017 - Categoria: , Cultura, Curiosità, Lavoro

Anni 80: jeans portati SOPRA le mutande, stipendi DIGNITOSI: BEI TEMPI...

Erano gli anni 80, i jeans si portavano ancora sopra il livello delle mutande, nessuno si sarebbe mai arrischiato a mangiare pesce crudo in un ristorante cinese e Mani Pulite non ci aveva ancora privato di una classe politica paurosamente incline alle tan

Erano gli anni 80, i jeans si portavano ancora sopra il livello delle mutande, nessuno si sarebbe mai arrischiato a mangiare pesce crudo in un ristorante cinese e Mani Pulite non ci aveva ancora privato di una classe politica paurosamente incline alle tangenti ma anche fieramente impermeabile al capitalismo liberista. Dai grandi sentivo dire che avevamo un sacco di guai, che oggi scopro essere gli stessi di sempre; anzi, gli stessi di tutti i Paesi. In quell'Italia però l'ascensore sociale funzionava. Coi suoi tempi, scalino dopo scalino, ma funzionava.

La prima cosa che ricordo è che in classe l'appello contava una trentina di nomi. Le famiglie erano più numerose di oggi e a scuola ci mischiavamo tutti: i figli dei ricchi coi figli dei poveri coi figli della classe media. Al di là di qualche accessorio più scintillante, tuttavia, lo stile di vita non era poi così differente. Con diecimila lire trascorrevamo, tutti insieme, la serata in pizzeria.

Non ricordo problemi di disoccupazione. Chi non aveva voglia di studiare, se ne andava a fare il muratore, l'operaio o l'artigiano e a 18 anni riuscivi pure ad invidiarlo perché si era già potuto comprare una macchina burina che piaceva alle ragazze burine. Ma allora nessuno sembrava burino, forse perché lo eravamo tutti.

Una cosa che proprio non esisteva era Equitalia. Fatta eccezione per l'acquisto della casa e dell'automobile, non ci si indebitava per i beni voluttuari. Nessuno faceva un finanziamento per andare in vacanza, comprare un motorino e tantomeno un televisore da 42 pollici. Nemmeno te lo proponevano. Le cose, molto semplicemente, si compravano quando si avevano i soldi per comprarle. Altrimenti, si aspettava.

In famiglia, ma più in generale nella società, c'era una cultura condivisa del risparmio. Il denaro non era il presente, il denaro era il futuro. Lo insegnavano i nonni, dotandoci di salvadanai nei quali accumulare gli spiccioli delle mance e regalandoci buoni postali che avremmo riscosso una volta maggiorenni, toccando con mano, e con anni di ritardo, tutta la concreta lungimiranza del loro affetto.

Insieme al risparmio, l'altro grande valore era lo studio. Ricordo padri e madri fieri di poter mandare i propri figli, miei compagni, al liceo anziché alla scuola professionale e poi commossi fino alle lacrime per il primo laureato della casa. Nessuno allora parlava in modo sprezzante del “pezzo di carta”. La laurea era la garanzia di una promozione sociale che nessuno avrebbe più retrocesso e che diventava una conquista collettiva dell'intera famiglia. Non solo dello studente; anche di chi, con sacrificio, gli aveva consentito di studiare.

L'istruzione, tuttavia, non era l'unico trampolino sociale. Tanti operai, dopo qualche anno di apprendistato e specializzazione, riuscivano a coronare il sogno di “mettersi in proprio”. Si diceva così e lo si diceva con orgoglio perché aprire una partita iva, allora, era ancora una libera scelta. Andavi in banca, spiegavi il tuo progetto, ti davano un prestito e cominciava l'avventura che segnava la vita: da operaio a padrone. Quelli però erano padroni diversi dai grandi industriali di ieri e dai piccoli manager di oggi. Quelli erano padroni che, dentro, continuavano a sentirsi operai. Padroni che usavano le mani, che parlavano in dialetto e che conservavano un'intima diffidenza per i saputelli anglofili che poi avrebbero rovinato tutto.

Com'era bella quell'Italia. Provinciale, ombelicale, modesta, furbacchiona, eppure così solida, generosa e vitale.

Scrivere è terapeutico. Così mi accorgo solo ora del motivo profondo per cui ho scritto questo articolo senza capo né coda. L'ho scritto perché non riesco a perdonare chi mi ha portato via quel Paese. Non perdono chi ci ha abituato a fare debiti per tv ultrapiatte, chi ci ha venduto come modernità i co.co.co, i co.co.pro e i voucher e chi ha inchiodato i giovani ad un telefonino per distrarli da un oggi senza domani.

Più di tutto, però, io non riesco a perdonare chi non ha soccorso quei piccoli eroi dalle mani callose che, piuttosto di abbassare la saracinesca di una fabbrica, hanno scelto di abbassare la saracinesca di una vita. Padroni perché padroni di loro stessi. Operai perché operosi.

Da: QUI

Autore: Gregorio

Notizie di oggi

(Roma)
-


A giudicare dai “sintomi” parrebbe tutt’altro che un bel momento: insonnia,...

Mentre gli italiani pensano alla Nazionale, AUMENTATI GLI ORARI DI LAVORO
Mentre gli italiani pensano alla Nazionale, AUMENTATI GLI ORARI DI LAVORO
(Roma)
-

“Aumentano gli orari di lavoro fino a 10/11 ore al giorno un po alla volta con la scusante che c’è fretta per la consegna delle commesse, ti dicono anche che si tratta di un sacrificio di un mese un mese e mezzo e poi tutto tornerà alla normalità, attenzi
Il mondo del lavoro stampella su cui poggia tutto il sistema sociale sta...

Salvator Mundi di Leonardo venduto per 450 milioni!
Salvator Mundi di Leonardo venduto per 450 milioni!
(Roma)
-

Finora il primato apparteneva ai 300 milioni di dollari pagati per «Interchange» di Willem De Kooning, passato di mano nel settembre 2015. È l’ultima opera di Leonardo da Vinci in mani private
L’aggiudicazione più alta di tutta la storia del mercato dell’arte. Oltre 450...

NUOVA BEFFA Alternanza Scuola lavoro: giovani costretti a PAGARE per essere SFRUTTATI
NUOVA BEFFA Alternanza Scuola lavoro: giovani costretti a PAGARE per essere SFRUTTATI
(Roma)
-

Non bastavano i casi di sfruttamento: ora c'è anche chi fa business. E per chi non può permetterselo spuntano altri casi vergogna: spalare letame, raccogliere mozziconi dalla spiaggia, gestire bambini senza averne le competenze
Basta digitare il numero dell'azienda, dall'altro capo del telefono arrivano...

Devi assistere il tuo cane malato? Ecco il PERMESSO RETRIBUITO PER MOTIVI FAMILIARI!
Devi assistere il tuo cane malato? Ecco il PERMESSO RETRIBUITO PER MOTIVI FAMILIARI!
(Roma)
-

Se trattiamo l'animale come l'uomo è logico che finiremo per trattare l'uomo da animale
Vita da cani? Magari, verrebbe da dire a leggere questa storia. Una impiegata...



Giornale di Oggi | Contatti | Sitemap articoli

2013 Giornale di Oggi - Tutti i diritti riservati