(Genova)ore 20:16:00 del 14/04/2019 - Categoria: , Economia, Lavoro, Politica

Tagli per non alzare le tasse: il Def della "recessione" preoccupa un po' tutti

n Def dalla coperta corta: le previsioni del Governo raccontano un paese diverso dal previsto "boom economico" e tra le righe si nota come gli spazi di manovra per la prossima legge di bilancio mal si conciliano con le promesse elettorali.

Senza ripresa economica le risorse scarseggiano e per le riforme occorre trovare soldi da tagli alle spese. Il più preoccupato è il presidente della Conferenza delle Regioni Bonaccini che spiega come i tagli per due miliardi previsti per le clausole di salvaguardia nel Documento di economia e finanza approvato dal Governo possano colpire la sanità

"Il Paese entra in recessione tecnica e vede una crescita praticamente pari a zero - osserva Stefano Bonaccini, governatore dell'Emilia-Romagna- dall'altro lato aumenta il suo debito: ma se il debito è fatto per gli investimenti, significa che può dare una mano alla crescita futura, se invece è fatto senza investimenti aumenta il debito e non c'è una ripresa complessiva del Paese, non c'è una politica industriale e occupazionale".

"Dobbiamo impedire che colpiscano sanità, trasporti e servizi sociali - spiega il presidente della Toscana, Enrico Rossi - Per il resto dal governo chiacchiere molte, bugie e promesse fumose". 

Ma quali sono dunque queste promesse contenute nel Def? Come abbiamo visto ieri nel Documento di economia e finanza si fissano alcuni paletti economici per l'impostazione della prossima manovra finanziaria. Tra le righe si possono tuttavia leggere quali saranno le misure che Lega e Movimento 5 stelle vorrebbero portare avanti: ecco quindi spuntare sia la Flat tax che il salario minimo.

Come buoni padri di famiglia vediamo quindi le risorse disponibili.

Oggi l'Istat ha certificato come a Febbraio l'Italia abbia visto un piccolo incremento della produzione industriale (lo 0,8% in più rispetto a Gennaio) trainato da prodotti di abbigliamento e farmaceutici. Una nota positiva ma che non è sufficiente per parlare di rimbalzo dell'economia.

Come spiega lo stesso premier Giuseppe Conte per evitare che scatti l'aumento dell'Iva il governo sarà costretto a trovare risorse tramite la spending review -sempre invocata, ma ben poco realizzata- e la riforma delle tax expenditures, ovvero lo sfoltimento delle agevolazioni fiscali nella quale si sono cimentati quasi tutti gli ultimi governi con esiti fallimentari, visto l'alta sensibilità del tema che si ripercuote direttamente sulle tasche dei contribuenti. 

Sempre nel capitolo risorse è da notare come vi sia uno scostamento tra le previsioni di crescita del governo (0,1% tendenziale che potrebbe salire entro l'anno allo 0,2% grazie agli effetti del "decreto crescita" e decreto sblocca cantieri") e quelle "piatte" del World Economic Outlook: il Fondo Monetario Internazionale atteso un deficit al 2,7%, e con una progressione inarrestabile negli anni a seguire tali da mandare in orbita il rapporto debito/Pil (dal 132,1% del 2018 al 138,5% nel 2024).

Nel Documento di Economia e Finanza 2019 il Governo stima invece un deficit in calo dal 2,4% di quest'anno all'1,5% per il 2022. Chiamarla scommessa non è cosa da poco. 

Per chi vale la flat tax

Per agganciare una ripresa il Governo intende incrementare la produttività:

  • introducendo un salario minimo orario per chi non rientra nella contrattazione collettiva;
  • riducendo il cuneo fiscale sul lavoro;
  • incrementando la diffusione della banda larga e 5G.

Per quanto riguarda il capitolo tasse il Governo spiega di voler continuare il processo di riforma delle imposte sui redditi.

Qui si parla infatti di flat tax in particolare sull’imposizione a carico dei ceti medi. Lontanto l'obiettivo di una flat tax per tutti: costa troppo e sarebbe impossibile da ottenere senza l'incremento dell'Iva.

Gli effetti del reddito di cittadinanza

I conti del governo "tengono" solo con la previsione che la scommessa del reddito di cittadinanza potrà fare da stimolo all'economia. Inoltre il governo stima che il reddito di cittadinanza potrerà una maggiore occupazione che, nel 2022, potrebbe valere circa 260 mila nuovi posti di lavoro.

Occhio tuttavia al male attavico dell'economia italiana. Lo stesso governo lo ammette nel Def: maggior posti di lavoro non porteranno maggiore produttività.

"Si può ipotizzare che tale incremento nell'occupazione, riconducibile in parte alla maggiore fluidità del mercato del lavoro indotta dal potenziamento dei centri per l'impiego, risulti più pronunciato per le fasce di individui con minori competenze ed esperienza, il che si accompagnerebbe a un calo della produttività media del lavoro rispetto allo scenario base"

"Nel 2022 il prodotto per occupato risulterebbe inferiore di 0,6 punti percentuali rispetto allo scenario base. Il tasso di disoccupazione si accrescerebbe fino a raggiungere nel 2020 un livello superiore rispetto allo scenario base di 1,3 punti percentuali".

Quota 100, effetto negativo per l'occupazione

Ultima nota per l'effetto di Quota 100: nel Documento di economia e finanza il governo certifica che non sarà rispettato il rapporto 1:1 tra pensionamenti e nuovi assunzioni. Infatti a fronte dello stimato pensionamento di 100mila dipendenti pubblici nel 2019, l'ipotesi di turn-over sarebbe pari al 35%. Nell'anno in corso dunque saranno in 35 mila a rimpiazzare i dipendenti pubblici in uscita, 1 su 3. Andrà meglio nel 2020 e 2021. Stime negative invece per l'occupazione nel settore privato: nel Def si stima come l'occupazione possa scendere dello 0,3% nel 2019, dello 0,5% nel 2020, dello 0,4% nel 2021 e dello 0,3% nel 2022

Da: QUI

Autore: Samuele

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