(Firenze)ore 17:47:00 del 22/05/2017 - Categoria: , Sesso

QUELLO CHE LE DONNE DICONO. SUL SESSO - FATEVENE UNA RAGIONE: IL DESIDERIO FEMMINILE PASSA ATTRAVERSO L'ESIBIZIONE DI UNA FRANCA (E ORGIASTICA) ANIMALITÀ - AL CINEMA PER ’50 SFUMATURE’ SI URLANO FRASI ARRAPATE ALLO SCHERMO, IL PACCO DI GABBANI DIVENTA TRENDING TOPIC IN SALA STAMPA, I RACCONTI SU DIMENSIONI E CILECCHE SONO REALTÀ (E INCUBO DI OGNI UOMO) - VIDEO

Esiste davvero “quello che le donne non dicono” o le donne dicono tutto, in particolare quello che siamo abituati a credere che nemmeno pensino? "Siete proprio delle arrapate": così comincia il reportage (?) di Alberto Selvaggi dal Multicinema Galleria di Bari.

Il film è Cinquanta sfumature di nerodi James Foley, sequel del celeberrimo Cinquanta sfumature di grigio. Racconta Selvaggi che il pubblico femminile, per tutta la proiezione, si è scatenato indirizzando oscenità al grande schermo durante ogni singola scena di sesso o di preliminari o di bacini o di corteggiamento.

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"In sala stampa non si parla che del pacco di Gabbani" è stato il titolo più letto e diffuso sul festival di Sanremo. Sui social network non è andata diversamente.

Quando seducono, le matriarche del pop femminile (Rihanna, Beyoncè, Shakira, Kathy Perry) non cedono mai al soft power dell'erotismo: sono predatrici, pericolose, mistress. Britney Spears, ormai bambolina vintage, è la sola rimasta ad ammiccare: tutte le altre esplicitano.

Il passaggio dalla timida invocazione del ritorno del maschio alfa alla sua provocazione indemoniata, franca, animalesca, fulminea e fulminante viene accorpato al sovrapporsi confuso cui l'abolizione della differenza tra maschile e femminile ha condotto uomini e donne. A quel "uomini che sono le nuove donne" (un gruppo facebook con quasi 100mila iscritti) nel quale sembra che l'eterosessualità si sia irrimediabilmente incagliata.

Il calco della donna angelicata, che tace, acconsente e passeggia trasudando gentilezza e onestà, sebbene fosse irreale già ai tempi di Dante, ha prodotto un'ostinazione culturale che impone di guardare nella manifestazione animalesca del desiderio femminile un indebito rovesciamento nel maschile.

Non è stata colpa di Dante: la manifestazione del desiderio femminile, quando non erotica secondo quell'erotismo basato sulla giocosa sottomissione della donna, è sempre stata legata, nella storia del costume e dello spettacolo, alla possessione. La donna che partecipa ai riti orgiastici e dionisiaci è sempre una baccante, manovrata e invasata da un dio sbruffone, ubriaco e bulimico: non è mai responsabile di quello che fa.

La strega è sempre la serva sessuale di Satana. Nel film "L'esorcista", ad attrarre il maligno nel corpo della piccola protagonista è l'abitudine di sua madre a bestemmiare e dire parolacce. La possessione di sua figlia è la punizione per una volgarità sconsacrante inammissibile per una madre.

Ci siamo così abituati a credere che al maschile afferisca per natura l’esposizione sfrenata del desiderio e che, invece, al femminile afferisca accondiscenderla. Nella febbre per il pacco di Gabbani e per la saga sado-maso di "Cinquanta sfumature di Nero" volendoci costruire dell'antropologia culturale, intravvediamo, naturalmente, anche la distorsione dell'emancipazione femminile in declinazione maschile ("possiamo fare tutto quello che fanno gli uomini, possiamo dare un peggio che sia peggiore di quello che danno gli uomini"), ma difficilmente siamo disponibili ad ammettere che la bestialità esiste anche nelle signorine. E che le signorine hanno sempre giocato al carnevale dei sensi.

L’adozione della scurrilità, dopotutto, è stata ed è anche una strategia di lotta: il collettivo femminista romano che spesso tappezza la città di volantini assai piccanti contro la violenza sulle donne e per l’autonomia del corpo e del piacere femminile, si chiama “Cagne sciolte”.

Se dall'idea che il sesso sia natura per gli uomini e cultura per le donne, essendo, invece, combinazione di entrambe le cose per entrambi i generi, le donne possono tentare di svicolarsigli uomini sono ancora costretti al tabù, soprattutto ora che la pressione sul venir meno della virilità soffia loro sul collo, incolpandoli della "femminilizzazione della società".

Dago

Autore: Gregorio

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