(Torino)ore 15:27:00 del 13/04/2017 - Categoria: , Cronaca, Denunce, Politica

Fanfani il vero è stato un grandissimo statista un vero "uomo del fare" bloccato nella sua opera dai viscidi moro-dorotei. Aprì ai socialisti per lungimiranza ma fu un grande anticomunista e avversario del cattocomunista moro. Il nipote non ha ereditato niente da Lui, ma dai cattocomunisti la voglia di mangiare e del potere.

Ci sono cognomi talmente roboanti che, o di riffa o di raffa, riescono sempre a sfangarla. Uno di questi è Fanfani, che riecheggia nella storia repubblicana da circa settant’anni.

Tanto che anche oggi si parla ancora di loro.

Al Consiglio superiore della magistratura è in atto un animato valzer di poltrone, condito dai soliti veleni. Ad accendere le polemiche è la prima commissione (che è stata completamente azzerata), quella che decide sulle incompatibilità ambientali dei magistrati. A presiederla sarà, da lunedì, appunto, il grande avvocato penalista, Giuseppe Fanfani, nipote di Amintore, anzi «Nipotissimo» (come dicono ad Arezzo). Non solo lui è stato il difensore «politico» di Banca Etruria, ma anche quello legale. Da sempre lo studio Fanfani è lo studio di riferimento dell’istituto aretino (e della famiglia Boschi). Il figlio Luca, tanto per dirne una, oggi difende Davide Canestri, direttore centrale e responsabile del risk management, indagato per ostacolo alla Vigilanza.

La polemica nasce dal fatto che la prima commissione, additata per aver assunto un carattere «troppo investigativo», è quella che si è occupata per mesi dell’incompatibilità ambientale del procuratore Roberto Rossi, a capo delle indagini sullo scandalo di Banca Etruria. Rossi indagava su Pier Luigi Boschi, ex vicepresidente della banca e padre del ministro Maria Elena, e al tempo stesso era consulente giuridico del governo. Inoltre giurò davanti al Csm di non aver mai conosciuto i Boschi, mentre invece aveva indagato e per tre volte «assolto» l’ex vice presidente di Banca Etruria. A far aprire un fascicolo contro di lui, il membro laico di Forza Italia, senatore Pierantonio Zanettin. Quando il plenum venne chiamato a votare su Rossi, il consigliere Fanfani preferì andarsene. Il motivo? Fanfani, eletto al Csm in quota «Mari» (la ministra), ha difeso Boschi senior dalle cause sulle quali indagava proprio Rossi. Alla fine il caso venne archiviato. Unico contrario: Zanettin.

Ora però alla presidenza arriva Fanfani e a Palazzo dei Marescialli il clima si fa teso. Per alcuni il «Nipotissimo» è stato scelto apposta per far riacquistare alla prima commissione il suo tradizionale stile burocratico e paludato, meno da Santa inquisizione e più da passacarte. «Nei due anni passati in prima commissione ho cercato di interpretare il mio ruolo in modo attivo e non burocratico – commenta Zanettin spostato alla quinta commissione – Ho chiesto l’apertura di molte pratiche sulla base di articoli di stampa. Taluni hanno criticato questo mio attivismo e lo stesso operato della commissione, che avrebbe assunto impropri ruoli investigativi. Spero che la nuova composizione della commissione non preluda ad una sua normalizzazione, come forse all’interno del Csm molti auspicano».

Del resto se Fanfani è bello seduto al Csm lo deve alla Boschi e agli amici dell’Etruria. L’operazione «Fanfani al Csm» è stata gestita personalmente da «Mari» e dai suoi colonnelli toscani: il segretario regionale Dario Parrini e il deputato Marco Donati (fedelissimo di «Mari», il cui padre, Carlo, peraltro, era membro del collegio dei probiviri della banca) hanno convinto il Pd a puntare su quel nome. Del resto, da sindaco di Arezzo, Fanfani, è stato strenuo difensore della banca e della correttezza dei presidenti (cioè quelli che hanno portato al dissesto).

Maggio 2014: Fanfani si schiera contro l’offerta di acquisto della Popolare di Vicenza che avrebbe potuto salvare Etruria: «È inaccettabile». Al suo fianco si schierano papà Boschi e Lorenzo Rosi, ex presidente indagato per conflitto di interesse. A settembre (quattro mesi dopo) Fanfani siede già al Csm.

Il 31 ottobre 2015 a un convegno ad Arezzo sulla legalità (nella foto) c’erano Rossi, Donati e Fanfani, seduti vicini. E «Mari» era l’ospite d’onore. Il cerchio si chiude sempre

Da: QUI

Autore: Gregorio

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